martedì 15 agosto 2017

Il mio fiore

Quando senza avvisare il vento bussa alle vene e sfacciatamente si infila e ti scorre dentro senza che tu abbia il tempo di dire si, caro vieni pure oppure no, caro voglio stare spento, beh... quello e' il giorno in cui devi uscire e ballare con la luna a piedi scalzi tra i prati. A svegliare i fiori.
Sconfitti dalla notte.
Che se li e' presi e li ha fatti incartocciare, ubriachi, soli, infreddoliti.
Alzatevi, apritevi c'è aria di musica, sentite i miei piedi danzare. Le api dormono ma io, io, vi farò destare, aprire e danzare nel vento come non mai.

Dio solo sa cosa c'ho dentro. E cosa ti farei se t'avessi.
Qui.
Adesso.
Come un fiore. Come mio fiore.

I lupi ci sentirebbero ululare.

lunedì 24 luglio 2017

Chiederti l'anima


Ti voglio sbattere.
Selvaggiamente.

Voglio aprire il tuo fiore.
Da dietro.
Senza chiederti il permesso.

Voglio che sia la voce maleducata del mio marmo caldo a chiederti l'anima.

Voglio sbatterti e urlarti dentro.
E attendere risposta.
Ritmica. Gentile. Vellutata. 
Della tua anima.
Che si contrae
Annodandosi
Attorno alla mia.

lunedì 13 marzo 2017

Dammi la mano


Si erano dati appuntamento in un caffè di un freddo paese immerso nella nebbia.
Suonavano le 15.00 e lei entrava puntuale come un orologio svizzero. I loro occhi si incrociarono caldi e istantaneamente quello splendido sorriso le si aprì sul volto a nascondere le budella intrecciate e tese come corde di violino.
Si alzò per accoglierla e quando lei gli pose la mano per presentarsi lui la strinse dolcemente portandosela alla bocca, inaspettatamente. Sfiorandole con le labbra le disse ciò che in quell'istante, quel profumo, quell'attimo, quella sensazione gli provocarono:
'Hai qualcosa dentro che voglio prendermi. Da dentro.'
Si sedettero al tavolo nel più totale imbarazzo.
Il barista sciolse il gelo e scoppiarono a ridere come due ragazzini alle prime armi.
'Un tè caldo per me e...'
'Anche per me, grazie'
Iniziarono a parlare per ore come si conoscessero da sempre.
'Oh no.. Devo assolutamente passare dall'ufficio prima che chiuda, devo ritirare dei documenti.
'Ti accompagno, se ti va...'
'Vieni con me' e prendendogli la mano lo tirò con sé verso l'uscita.
Fecero l'intero tragitto a piedi, in silenzio. Mano nella mano.
Giunsero all'ufficio che ormai la collega stava chiudendolo.
'Scusami ho fatto tardi..."
'Ti lascio le chiavi, devo scappare, domani me le ridarai. Ciao...' e la collega se ne andò.
Entrarono insieme nell'edificio. Lui la seguì nei corridoi e mentre la osservava da dietro camminare, pensieri osceni pregni di denso desiderio gli si ammassarono in testa contro ogni volontà, contro ogni rimedio.
Non appena svoltarono l'angolo del suo ufficio, la prese per un polso e facendola voltare l'avvolse in un bacio intenso, profondo, passionale.
Nulla in quel momento poteva più fermarli.
Mentre le lingue si cercavano e si mescolavano avidamente, la sollevò di peso sostenendola per le cosce, La sedette sulla scrivania e si piegò a sfilarle le scarpette. Poi, la adagiò con la schiena sulla scrivania, e mentre si piegava verso di lei per cercare di nuovo il profumo della sua pelle, fece scorrere le sue mani lungo le cosce aperte, che già cercavano di avvinghiarlo, facendole salire tutto il vestito. Trovato l'elastico dei collant e delle mutandine, le sfilò tutto in un colpo.
Iniziò a baciarla dai piedi risalendo lentamente con la superficie delle labbra lungo tutte le gambe. Si posò dolcemente sul suo sesso con piccoli baci.
Ovunque.
Lei, con gli occhi chiusi e le cosce spalancate, cercava di carezzargli il volto e i capelli mentre lui le percorreva il suo sesso dal basso verso l'alto, premendo con la lingua lungo tutto un labbro, fino i cima a sfiorare appena il clitoride in un cerchio magico, poi le percorreva tutto l'altro. E ancora.
E la baciava. E la succhiava. E la torturava di piacere ovunque riusciva a raggiungerla con ogni membra del suo corpo. Le mani scorrevano dal ventre verso i piccoli seni. I gemiti diventavano timide urla sommesse ogniqualvolta osava   passare i capezzoli tra l'indice e pollice.  Aveva bisogno di tutta lei. Di sentirla. Pelle contro pelle. Accesa. Calda. Frizzante. Turgida.
Si sfilò ogni indumento cercando di non perdere neanche un respiro della sua pelle e poi, mentre lei cercava di avvinghiarlo con le gambe per lasciarsi invadere ogni accesso più sensibile e segreto, lui posò l'asta calda e dura come marmo tra le labbra schiuse del sesso di lei. E mentre danzava con il bacino su e giù torturandola di piacere, le prendeva tra le mani i seni e si chinava  soffermandosi a giocare con la lingua intorno ai capezzoli. Se non l'avesse trafitta all'istante sarebbe impazzita dal tormento. Prossima a non potersi trattenere oltre dall'esplodere, prese tra le mani il sesso di lui, e iniziò a premerlo contro il suo. Mentre scorreva. Su e i. Giù.  E ogni volta che risaliva la grossa cappella le schiudeva tutto, fin su, strusciando avidamente contro il clitoride impazzito.
' Ti prego scopami tutta....Non resisto più...Ti voglio! Ti prego, scopami!"
Si abbassò lentamente con la bocca verso il sesso di lei.
'Ti farò fare l'amore.' - le disse mentre due dita la penetravano a uncino e la sua lingua scorreva e colpiva ovunque . 
La sentì inarcarsi e dimenarsi sulla scrivania mentre ansimava sempre più forte. Era terribilmente eccitato nel sentirla in preda al bisogno così violento di lui. E lei così era torturata dal piacere che quelle mani esperte le stavano donando che la sua voce divenne così flebile e roca che quasi non riusciva a chiedergli più nulla.  Finché la sollevò per le natiche e la penetrò, lentissimamente, tutta. Fino a carezzarla in profondità. E rimase lì, a piantato a fondo, sostenendola per le natiche e muovendola appena in circolo, La osservava godere. E godeva.
Piena, sciolta e abbandonata totalmente a lui, riprese un unico filo di voce:
'Si, stai facendo l'amore. Puoi lasciarti donare. Non avere paura.'
'Non ho paura.' Silenzio... 'Però, dammi la mano.'

martedì 22 novembre 2016

Demamah

In tutto questo tempo ebbe modo di prendere consapevolezza su molte cose.
Una su tutte : il silenzio.

Nulla e' più prezioso.

Ma se sino ad ora le labbra chiuse, il silenzio imperativo, lo zittire le parole, erano stati la via per evitare al cuore il sussurro del dolore, adesso il silenzio era per lui come il silenzio della brezza leggera. Che porta con sé lo stupore, la sorpresa, l'attesa.

La lingua ebraica, pur essendo una lingua essenziale, ha quattro diversi modi per esprimere il silenzio. E tradurrebbe questo silenzio con la parola Demamah.
Demamah è una parola bellissima. Femminile. Che già di per sé evoca grazia, dolcezza, attesa.

Ecco, era questo il silenzio che ora viveva: quel silenzio che sta dietro ai "due punti".

Una pausa dalle parole. Un silenzio sottile, discreto, che sa di promessa, che sa di domani.

Un silenzio che si mette in ascolto.
Di quell'unico compagno di viaggio.
Che non ti abbandona mai, anche quando ogni rumore la' fuori vorrebbe sovrastare il suo incessante pulsare.

Silenzio! Parla il cuore!
Dal giorno in cui fu capace di rimanere solo con lui, si aprì un varco. E i "due punti" si piantarono fissi a spartire il vento che gli scorre nelle vene.

Demamah.

Che bella sensazione.
La consapevolezza di essere ne giusto ne sbagliato, ma semplicemente un apprendista delle cose della vita, lo aveva aperto.

Squarciato in due:


sabato 12 novembre 2016

Goodbye, Leonard



Dance me to your beauty with a burning violin
Dance me through the panic 'til I'm gathered safely in
Lift me like an olive branch and be my homeward dove
Dance me to the end of love
Dance me to the end of love
Oh, let me see your beauty when the witnesses are gone
Let me feel you moving like they do in Babylon
Show me slowly what I only know the limits of
Dance me to the end of love
Dance me to the end of love
Dance me to the wedding now, dance me on and on
Dance me very tenderly and dance me very long
We're both of us beneath our love, we're both of us above
Dance me to the end of love
Dance me to the end of love
Dance me to the children who are asking to be born
Dance me through the curtains that our kisses have outworn
Raise a tent of shelter now, though every thread is torn
Dance me to the end of love
Dance me to your beauty with a burning violin
Dance me through the panic till I'm gathered safely in
Touch me with your naked hand or touch me with your glove
Dance me to the end of love
Dance me to the end of love
Dance me to the end of love
(Leonard Cohen)

venerdì 26 agosto 2016

Ti aspetto


Acceso come scintilla di fuoco muoio dalla voglia di percorrere la superficie lucida delle tue labbra
Voglio varcarne la soglia
Voglio confonder le salive e sentirti tremare contro di me come una piuma leggera
Voglio mangiare la tua pelle
Cingerla
Stringerla e poi sciogliermi sopra come spuma bianca frizzante
Che si infiltra, densamente, spargendoti dentro un brulichìo silenzioso di stelle
Ad incendiare di voglia una voragine blu spaventosamente grande e profonda
Da colmare. E rimescolare. Con forza
Sino a crollare
In un tremito infinitamente lungo

Selvaticamente

Dolce.


martedì 25 agosto 2015

Anima animale




Anima animale 
animale che sta dentro di te
animale animale

tu, tu si lo sai 
con quello sguardo antartico
con la tua fragilità tu
tu che stai con me 
sempre quando mi accoccolo
come se sapessi già che cosa c'è

anima animale 
animale
tu coi tuoi silenzi e i tuoi improvvisi brividi
mi farai morire sai
se ti parlo tu non rispondi mai
mi guardi però 
come se 
non avessi che me
mi costringi ad uscire con te

anima animale
animale che stai dentro di me
animale animale che

tu tu si lo so
coi tuoi giochi semplici
le tuo cose piccole tu
nuoti dentro me
con i tuoi gesti morbidi
sai che piano piano mi conquisterai

anima animale
animale 

tu mi turbi sai 
col tuo profumo illogico
quella tua ambiguità tu
sembri prova di di perplessità
mi guardi però come se non avessi che me
finirò per arrendermi a te

anima animale
animale che stai dentro di me
animale animale che
stai dentro di me
animale che

giovedì 6 agosto 2015

Forbidden Colours


Vesto colori proibiti.
Nei pensieri. Nel cuore. Nell'anima.

Vesto i colori che a persone di rango della corte imperiale è proibito d'indossare.
Sono i colori di chi ha scelto di non tentare di accettare l'incantevole vuoto.

Non è per chi si lascia dipingere di colori proibiti darsi una possibilità.


Vestirò per sempre i miei colori proibiti.

Ma sentirò.
Sentirò le più diverse sfumature in ogni cosa del mondo.

E starò bene.
Come starà bene chi avrà raggiunto la propria meta.


Forbidden Colours

martedì 21 luglio 2015

Samy


Sera di sabato 18 Luglio. Venezia. Festa del Redentore. 
Sorseggiava l'ennesimo drink. Lo avevano invitato ad una festa a bordo di un grosso yacht. Osservava stupito una enorme distesa di imbarcazioni che copriva interamente la Laguna con musica, feste, gente. Splendido.
Sapeva di essere osservato. Dal ponte in alto, una bellissima donna semisdraiata sui dei cuscini prendisole, lo fissava insistentemente mentre armeggiava con il suo smartphone.
Un caldo soffocante aveva obbligato tutti a rimanere in costume anche per la serata.
"Inizieranno solo tra una decina di minuti!"
"Come prego?"
"I fuochi, dico. Non inizieranno prima di una decina di minuti. Mi porti del ghiaccio per favore?"
Salì le scale e si avvicinò a lei. "Quanti?" 
"Un paio di chili addosso. Ovunque. E... un paio di cubetti nella mia vodka!" Rispose sorridendo.
Infilò due cubetti nel bicchiere e lo rabboccò con dell'altra vodka ghiacciata.
"Me ne versi un po' addosso?" 
Silenzio.
"Ci potrei provare. Ma temo che tuo... il tuo uomo non gradirebbe molto."
"Non si alzerà da quel tavolo da poker prima dell'alba. Scommettiamo?"
Era attratto da lei. Molto. Ma anche se erano quasi tutti semisconosciuti avrebbe volentieri evitato qualsiasi scena imbarazzante.
"Allora?"
"Come vuoi." rispose con tono piuttosto duro. 
Prese la bottiglia ghiacciata e, piantandole gli occhi nei suoi, iniziò a far cadere qualche goccia di vodka sulla spalla e sul petto di lei. Tra i brividi.
Le si sedette accanto, prese un cubetto di ghiaccio, lo posò sulla pelle e iniziò a farlo scivolare sotto il collo, lentamente, verso il petto. Lei chiuse per un istante gli occhi. Le parve che il sangue di lui le salisse da sotto e la riempisse fino all'addome.
D'istinto aprì le gambe e posando la mano sopra quella di lui fece scivolare il ghiaccio fino giù, sul ventre.
Le bloccò la mano. "Stai ferma. Girati pancia in giù."
Stupita dall'imperativo, ebbe un attimo di esitazione.
Posò il bicchiere e si voltò sdraiandosi ventre a terra. Lui si mise cavalcioni su di lei, poggiato appena sotto le natiche di lei. Prese la bottiglia di vodka e iniziò a versarne lungo la schiena. Si chinò verso di lei e cominciò a leccarla tutta, dall'incavo in fondo alla schiena fin su verso le spalle.
Brividi.
Ogni volta che si abbassava per leccarla ruotava il bacino facendole sentire il suo membro scorrere tra i glutei. In un attimo erano entrambe in preda ad una profonda eccitazione. Il costume di lui non riusciva più a contenere null'altro. All'ennesimo strusciamento uscì fuori da sopra. Si guardò in giro. Erano tutti a poppa ad ammirare la laguna illuminata dai fuochi.
Slegò i laccetti laterali del bikini e lo aprì verso il basso, lasciandole quello splendido fondo schiena in bella mostra. Senza neanche darle tempo di aprire le gambe, puntò il suo sesso tra le grandi labbra, strette tra le cosce, gonfie di desiderio. La trafisse senza pietà alcuna, con fare selvaggio, esattamente come lei avrebbe voluto, senza neanche aver aperto la bocca. Se non per chiedere del ghiaccio. E della vodka.
Il suo sesso, il suo ventre e tutta lei erano travolti da quella furia danzante che le carezzava prepotentemente ogni tessuto, in ogni angolo, ad ogni profondità, con ogni intensità possibile. Lui la sentiva calda e stretta. Le leccò di nuovo la schiena, facendola inarcare. Scostando il costume verso l'alto, prese tra le sue mani i seni. La infilzava impetuosamente e passava tra le sue dita quei magnifici capezzoli, turgidi, gonfi come vulcani. Li stringeva quel tanto da farla urlare nel fracasso dei fuochi che esplodevano in cielo. 
Finché esplose anche lei bagnando ovunque con un miele dal profumo selvatico scioltosi copioso tra le sue gambe. Tremanti. Sconvolte. Senza forze.
Si sfilò da quella posizione e iniziò a leccarle le cosce, ancora strette.

"Samy..!?"

"Oh cazzo... Abbiamo combinato un disastro..." Le riallacciò di fretta lo slip fradicio.
"Ma tu..tu sei..." 

Si spostò e coprendosi l'evidenza con un asciugamano prese un bicchiere con l'altra.
"È colpa mia, ho rovesciato della vodka. Addosso a Samy. Ovunque. Ho combinato un disastro...."

"Tranquillo, ne abbiamo almeno altre 10 bottiglie..." Rideva.

"Samy, salpiamo domattina presto."
"Non vengo. Me ne vado in hotel. E domattina torno a casa."
"Fa come.vuoi. E tu? Dove alloggi?"
"Sono con Gabriele, abbiamo una prenotazione in un posto sulla riviera del Brenta..."
"Splendido. Beviamoci un chupito di vodka. Alla tua! Samy, ti chiamo domani sera." Si allontanò.

Silenzio.

"Ti prego, passa la notte con me..."
"No. Voglio andarmene." - silenzio - "Mi dispiace. Non è colpa tua." - silenzio - "Io non sono così. So anche amare."

E se ne andò.

giovedì 9 luglio 2015

E' scritto lì


Il profumo della pelle accesa,
la consistenza della carne,
il suono dei corpi sbattuti e infilzati
e tutta la più affascinante dolcezza impregnata del solo gusto del piacere,
non sono nulla se hai conosciuto il fuoco nell'oceano di uno sguardo.
Se in quello sguardo hai visto un seme piantato in fondo all'anima.
Che grida
che tutto quel che cerchi
è scritto lì dentro.

Compresi i profumi, gli aromi le consistenze, i suoni e le magie della carne.

Da una notte selvaggia, a casa, rimane solo chi può incidere il suo nome sulla tua pelle.

Con le unghie.

Senza farti male.

mercoledì 8 luglio 2015

Una cosa a tre...

Io, un gin tonic e una Marlboro.
E basta.
Su di una terrazza in fronte al mare.

Commentavo giorni fa a proposito del silenzio, con un amica.

Il più bravo a tacere è il mare. Quando la luna si specchia.

Già... E come fa a star zitto di fronte a tanta bellezza?
Come si fa?

Lui ascolta le storie dei marinai. Sente il calore del sole. Si riempie dei sogni dei pensatori incantati dinanzi a lui. Non ha bisogno d'altro.

Se non della Luna.
Che gli si specchia dentro.
Giusto il tempo di una notte.
Giusto il tempo.
Giusto.

Per innamorarsi.

Ancora.

giovedì 18 giugno 2015

Se questo, è amore.




Il segreto delle donne interessanti è che nascondono sempre un segreto.

Indossano quel silenzio apparentemente composto.
Immaginate un bicchiere posato sul tavolo. Pieno. D'un uragano devastante.
Vivono in camere dal profumo di affascinante dolcezza. Vi abita anche la luna.
Si coricano nel letto vestite. Elegantemente truccate. Della sola anima.
Assaporano lentamente il gusto del piacere. Esplosione selvaggia.
Nascondono negli occhi la profondità degli abissi. Abbagliante il cielo di questi sguardi.

Il segreto dei segreti delle donne interessanti è l'intelligenza. Che le spinge alla follia. 
Se questo, è amore.


venerdì 12 giugno 2015

Lei, è tua.



Erano accoccolati su di un divano, seduti scompostamente, carni e anime nude, intrecciate l'un l'altra.
La baciava lentamente. La sfiorava con il naso e con la bocca ovunque potesse raggiungerla in quella posizione. Non  riusciva a staccarsi dalla sua pelle, respirandola quasi cercasse aria per vivere.
Navigando sul suo corpo, la guardava. L'ammirava. La desiderava. Bruciava, per lei.
Scese con le dita a carezzare i seni, lasciandole dolcemente scorrere su quegli splendidi vulcani. Con la lingua iniziò a seguire la scia delle dita, passando di tanto in tanto per i capezzoli, dal basso verso l’alto. 
Lei, rabbrividendo, prese tra le sue dolci mani quel grosso membro. Lo sentì perfetto in tutta la sua erezione, duro, caldo, seducente. Miele selvatico si sciolse tra le sue cosce. Era eccitata al limite del ritegno. Non era certa di potersi trattenere oltre dal cavalcarlo selvaggiamente, ma voleva ad ogni costo farlo godere come nessuna aveva mai fatto.
Con una mano fece scorrere in giù tutto il prepuzio e si fermò, trattenendolo saldamente alla base dell’asta. Con l’altra, cinse il sesso di lui appena sotto la corona, iniziò a farla scorrere con splendida delicatezza su tutta la grossa cappella, su e giù, di poco, lentamente, velocemente, istigandolo dove più godeva. Cambiava continuamente ritmo, facendolo impazzire di godimento.
Si fermò un istante e d’improvviso lo infilò in bocca fin dove riuscì, e lo ritirò fuori, lentissimamente, succhiandolo e slinguandolo.  Poi, posò il palmo delle dita sull'asta, con l'indice piazzato appena sotto il glande. Iniziò a farle muovere in un cerchio, senza far scivolare le dita, massaggiandolo in profondità lungo tutto il frenulo. Lui iniziò a gemere senza pudore: quel tocco lo faceva godere incessantemente, Era come trovarsi in un altipiano di estasi continua. Un piacere profondo. Penetrante. E prolungato.
Lei sentiva il membro di lui pulsare caldamente. E più lo sentiva godere, più si bagnava. 
Lui, con gli occhi chiusi dal godimento, passò di nuovo la lingua sui capezzoli e la sentì sussultare dall'eccitazione. Senza che le avesse ancora sfiorato il sesso, era prossima all'orgasmo. 
Aprì gli occhi e li piantò dentro a quelli di lei. Trattenendola dolcemente per i lunghi capelli le parlò con voce calda:
“Non ti lascerò godere e soffrire nel tuo vuoto. Voglio che tu ti annoda qui sopra. Ho voglia di riempirmi del tuo mare. Ho voglia che tu ti senta colma. Del mio fuoco. Ho voglia di sentirti.
Scopami! Scopami fino sentirmi l’anima! Consumala tutta. In un istante. Infinito. Lei, è tua.
Ho voglia. Tanta voglia. Di lasciarmi sentire.”

giovedì 21 maggio 2015

Sto bruciando


Sbaglio e sbaglierò sempre; ho un gran talento.
Intreccio la sua carne alla mia.
Ne misuro l'estensione dell'anima e...
Ed è sempre la più precisa opera fugace al mondo.

Una volta sola, forse, sentii sulla superficie delle mie labbra i battiti del suo cuore. 
Fu un lento e tenero bacio.

Si. forse è tutto qui: non posso avere le sue labbra tremanti sulle mie se l'impronunciabile e oscena passione è solo un indefinibile sentimento.

Si, forse hai ragione te. Non puoi fidarti.
Non fidarti perché starò sempre cercando davvero qualcosa che inesorabilmente sussurra, gode e vive solo nella mia testa.


Sto bruciando. E sono felice.
Sono vivo.







venerdì 15 maggio 2015

Volare


Quanto può essere dolce se mi fai ballare?
Piedi nudi.
Occhi dentro gli occhi.
Ad un passo dal possibile, come il vento sulla crina di un monte.
E volare.
Volare.
Volare.
Volare via.
In quel posto che non c'è.
Facciamo un passo ancora.
E danziamo.
Non abbiamo bisogno di niente.
Solo della musica.
La musica è l'unico motivo per cui so che esiste il tempo.

C'è ancora tempo, bambina.

Tu sei mia.

giovedì 30 aprile 2015

Toccati per me


Voglio vederti.
Mentre ti tocchi.

Indecentemente.

Solo per me.

Voglio godere alla vista del tuo corpo in festa.
Voglio leggere nei tuoi occhi quel formicolio bruciante che ti fa sussultare.
Voglio vedere quell'insensata voglia addolcirsi e sciogliersi tra le cosce. 
Voglio ammirare il tuo sesso schiudersi, gonfio di desiderio.
Voglio misurare il tuo bisogno di sentirti colma.
Voglio che mi cerchi. Convulsamente. Con le dita.
Voglio che mi trovi. In un brivido. In un gemito. In un sospiro. In un orgasmo.
Voglio udire ogni più lieve e liquida nota.
Voglio che ti lecchi le dita.

E adesso...

Mi manca il respiro.
Mi contorco.
Muoio.
Dalla voglia.
Di succhiare dalla tua bocca il sapore dei tuoi baci.


venerdì 3 aprile 2015

So We Meet Again My Heartache


...
So we meet again, my heartache
Come and sit with me a while
Rest your head upon my shoulder
Hide your face beneath my smile
...



Il profumo della follia



Quante Lune scivolate nel mio letto.
Quanti angoli di cielo, dentro, incastonati, per portare con me ogni loro sussurro, lacrima e orgasmo.

Vorrei accadesse qualcosa di meraviglioso.
Una meraviglia di Luna piena, che all'alba, si fa per me meraviglia di Sole.

Che rimane.
Piantato indissolubilmente a mezzogiorno.
Nel mio cielo blu più infinito.

mercoledì 1 aprile 2015

La tua nuda anima


E dove sei tu?
Là, nella favolosa Parigi, danzi sul grandioso palco del teatro sugli Champs-Élysées.
Lo so bene eppure ancora mi pare di udire nel silenzio notturno i tuoi passi, vedere i tuoi occhi brillare come stelle nel cielo invernale. Mi dicono che il tuo ruolo, in questo luminoso e festoso spettacolo, è quello della bella persiana, tenuta prigioniera dal Khan dei tartari.
Sii bellissima e danza! Sii una stella e splendi! Ma se l’ammirazione e la gratitudine del pubblico dovessero ubriacarti, se l’aroma dei fiori che ti porgono dovesse darti le vertigini, siediti in un angolino e leggi la mia lettera, ascolta la voce del tuo cuore! [....]
Molte favole ti ho narrato in quelle lontane notti ma mai ho potuto narrarti la mia. Eppure anche quella è interessante. È la favola di un buffone affamato, che danzava e cantava nei quartieri poveri di Londra, per poi raccogliere la carità. Ho conosciuto la fame, ho sperimentato cosa volesse dire non avere un tetto sopra la testa. Più importante, ho patito la terribile pena di un buffone vagabondo con in petto un oceano di orgoglio, un orgoglio che veniva profondamente ferito dalle monetine gettatemi. Eppure sono vivo, dunque non diamoci ulteriore importanza. [...]
L’arte, prima di dare all’uomo le ali, per potersi innalzare, solitamente gli spezza le gambe. E se solo giungerà il giorno, quando ti sentirai superiore al tuo pubblico, lascia subito il palcoscenico. Prendi il primo taxi e fatti portare alla periferia di Parigi. Io la conosco bene! Lì incontrerai molte danzatrici come te, anche più belle, aggraziate ed orgogliose. Le abbaglianti luci del tuo teatro non saranno nemmeno un ricordo in quei luoghi. Il loro riflettore è la luna. [....] 
Forse, durante una delle serate di gala, sarai accecata dal luccichio di un qualche diamante. Da quel preciso istante, diventerà per te una pericolosa fune e non potrai più evitare di cadere. Non vendere il tuo cuore per l’oro e i gioielli. Sappi che il diamante più grande è il sole. Esso, per fortuna, splende per tutti. E quando giungerà per te il tempo di amare, ama quella persona con tutta te stessa.
Il tuo lavoro è difficile, lo so. Il tuo corpo è coperto solo da un drappo di seta.
Per amore dell’arte si puo’ uscire in scena anche nudi ma è necessario rientrare tra le quinte non solo vestiti ma anche più puliti. [..]

Il tuo nudo corpo deve appartenere a chi amerà la tua nuda anima. 

(Charlie Chaplin)


venerdì 27 marzo 2015

My soul

My soul began its first sink into her
 deep, heady, lost;
like drowning in a witches' brew, Keltic, sorcerous, starlike.

(Jack Kerouac)


[La mia anima cominciò ad affondare in lei per la prima volta, in maniera profonda, inebriante, perdutamente; come annegare nella pozione di una strega, celtica, magica, luminosa come una stella.]


martedì 24 marzo 2015

Scoprimi i pensieri


Scoprimi i pensieri.

Quelli più svestiti.
Quelli nudi,
Quelli chiari, semplici, ingenui come quelli di un bambino.

Scoprimi i pensieri.

Essi ti diranno che si, forse sono un pazzo,
Ma hanno osato anche pensare che io,
si, io,
sono capace di amare più di un amante.

Un folle insomma.
Con l'aspettativa di contare per qualcuno più di tutte le ragioni.

mercoledì 28 gennaio 2015

Don't let him go


Provava una forte curiosità per la naturale espansione del piacere. Pensava che, a dispetto della quotidiana abitudinarietà della vita di molte persone, si potesse ricavare parecchio piacere da molti aspetti della vita. Ovunque trovasse una zona piacevole della sua esistenza, cercava di estendere la sua esperienza in quella zona. 
Il sesso era naturalmente tra queste. Sperimentava di continuo, cercava di espandere e dilatare all'infinito ogni sensazione che gli procurava piacere, godimento, estasi. Non era un'ossessione. Era semplicemente la curiosità infinita, il desiderio implacabile, la bruciante passione per le sensazioni, le emozioni, l'adrenalina, l'estasi che ogni nuova esperienza gli procurava. 
Fu improvvisamente colpito da una lettura sull'orgasmo multiplo maschile. L'intero concetto gli appariva come una naturale evoluzione del suo atteggiamento. Non lo attraeva solo il fatto di poter avere più orgasmi, di continuo, senza perdere l'erezione. Il suo obiettivo fin da subito fu di imparare a rimanere il più a lungo possibile su livelli di eccitazione altissimi. Un uomo multiorgasmico è semplicemente un uomo che può avere due o più orgasmi di seguito senza fermarsi, senza aver bisogno di un periodo di pausa e quindi continuare fino al secondo o anche terzo o quarto orgasmo, senza riposarsi. Ma lui voleva di più. Voleva prendere ogni istante di godimento e dilatarlo, estenderlo il più a lungo possibile. 
Ne parlò con un'amica fidata, che fu incuriosita ed eccitata dalla sua richiesta di "aiuto". Aveva bisogno di qualcuno che lo assecondasse durante il periodo di prova, di apprendimento. Non ci volle molto tempo ad imparare a conoscere a fondo il suo corpo. Iniziò a riconoscere e a godere delle moltissime sfumature di piacere che provava; poi iniziò a distinguere, nelle diverse fasi della sua eccitazione, ogni cambiamento che interveniva sul suo corpo, ogni movimento, ogni contrazionei di ogni singolo muscolo che compone il suo sesso; arrivò a riconoscere e poi controllare tutto ciò che nel suo corpo accadeva prima e durante l'orgasmo. Da lì fu un attimo imparare che orgasmo ed eiaculazione erano due fenomeni disgiunti, indipendenti. E che poteva controllarli. A suo piacimento. Da quel giorno avrebbe potuto avere mille orgasmi. O uno solo. Avrebbe potuto donare il suo seme, la sua anima, oppure no.
Da quel giorno, il rapporto con il sesso, con il suo sesso, non fu mai più lo stesso. Aveva finalmente raggiunto ciò che voleva. Gli brillavano gli occhi. La sua carne, il suo sguardo, il suo carattere, ogni cosa di lui emanava radiazioni. Attraenti. Quasi avesse un profumo, un aroma, una fragranza nascosta. Una miscela. Impudica. Elegante. Selvaggia. Forte. Bastarda. E ogni ad ogni occasione si violentava di piacere violentando di piacere. Creando dipendenza. Dal suo sesso.

Oggi, quel giovane bastardo, è sicuro che il piacere, il vero piacere, lo trovi solo se ci metti il cuore. Mentre fai l'amore appena entrato a casa tua, dietro la porta, quasi avessi il bisogno urgente di bussare all'anima di chi ti aspetta sull'uscio, di chi ti vuole con se'. Il prima possibile. Il più possibile. 
Oggi, quel giovane bastardo, è un uomo sicuro che il piacere, il vero piacere, lo trovi solo se ci metti l'anima. Anche solo mentre accenni un ballo. Stringendola. A piedi nudi. In cucina.

Oggi, quel giovane bastardo capace di domare l'indomabile, è semplicemente un uomo di trentacinque anni. Incapace di controllare una fottuta lacrima. Di nostalgia. Non del giovane bastardo. Ma dei baci dal sapore di domani. Di quelli che riempiono i polmoni. E ti danno vita. Come fa l'aria, che si respira libera.

Abbiate cura di chi vi sta accanto senza chiedere nulla in cambio. Abbiate cura di chi vi ascolta. In silenzio. Abbiate cura di chi vi vuole con se'. Il prima possibile. Il più possibile.

Abbiate cura di lui. Prima che si convinca di non essere più come l'aria che si respira libera: essenziale.

Don't let him go.


mercoledì 7 gennaio 2015

Le feste degli amanti.


Quando iniziò ad essere cercato nel buio delle notti, capì che sarebbe stato tenuto nascosto nelle ore di luce dei giorni di festa.

Non tanto per via del peccato, che vive nell'oscurità, quanto piuttosto per la luce, capace di togliere l'ombra da tutti i loro più preziosi averi.

Ecco, per una volta ancora, per un'altra sola fottuta volta, avrebbe voluto tornare ad essere cosa preziosa. 

Da accudire e custodire. Alla luce del sole. E all'ombra della luna.

mercoledì 31 dicembre 2014

Something flows in me



Suonavo una melanconica melodia
Cresceva piano
Si alzava forte

Poi

Felice
Correva

Avrei tanto voluto danzarla
Ma la lasciai affluire
Per non perderla

Alla fine esplose
Muovendo nel silenzio del vento
Sulle punte dei miei piedi

Come solo un folle

Come solo un amante

Che non appartiene a nessuno
Che appartiene a tutti

Che brucia per tutto

Anche per Voi.

Vi auguro ogni più grande emozione.
Felice anno nuovo.


lunedì 29 dicembre 2014

Libera


Si incontrarono per caso.
Le versò da bere.
Parlarono a lungo.

'Sono stata bene...'
Poi, senza più sapere come e perché, gli sfiorò il collo con le labbra,
quasi volesse accennare un bacio. Prima di allontanarsi.

L'afferrò per un polso e tirandola a sé le posò le labbra sul collo, vicino l'orecchio.
'Vieni con me.'

Nulla poté la ragione in quel momento. 

Le sussurrava in modo sfacciatamente naturale cosa fare.
E lei lo faceva. 
La sua voce la tranquillizzava. Il modo di parlare, quell'accento straniero, quel modo di chiamarla per nome che ogni volta lo pronunciava si sentiva leccata. Intimamente.

In quella calda e lucida razionalità, in quei gesti controllati che le scioglievano tra le cosce un caldo tormento, vi avvertì tutto il suo disordine.

E lo trovò simile al suo.

E si lasciò andare.

E si lasciò piegare.

E si lasciò fare.

Libera. Per una sola volta.

Non di scegliere tra il rosso o il nero.
Ma libera.
Libera di sottrarsi alle scelte. Quelle prescritte.
Libera dal bisogno costante di dimostrare. Di dimostrarsi.
Libera di sentirsi montagna, mare, collina e oceano aperto.
Libera di danzare. Con la luna. Fino a far scoperchiare il cielo.

Libera.

Di sentirsi donna.




Lasciati bruciare


"Puoi fare finta di niente, ma dentro di te ti piacerebbe bruciare, se mi dai la possibilità posso mandarti a fuoco, probabilmente non hai ancora incontrato qualcuno capace di alzare le fiamme sopra la tua pelle…
Credi sia impossibile?
Voglio solo farti sentire quanto la mia mano urla calore, la senti che sorvola la tua pelle, un caldo vivo, intenso, che alza le tue cellule e abbassa i tuoi sensi, perdi i minuti, perdi i pensieri, perdi ogni cosa che ti sta dentro e assapori piccole fiamme che, lentamente cominciano a scaldare, con le mie labbra vicino alle tue, per sentire il fiato bollente che percorre il mio respiro, avvolgendo il tuo, senza baciarti, ti lascio nel dubbio potrei farlo ora o tra qualche minuto…
Perchè prima voglio assaggiarti, guardarti, sentirti…
Brucia…
Mentre ti tolgo i vestiti…
Brucia…
Mentre ti mordo la pelle…
E le mie mani finiscono in quei punti che bolliscono il sangue e ti fanno perdere i sensi, e così che parte quel bacio, atteso, dal sapore piccante e rovente…
Lasciati bruciare!”

(Ejay Ivan Lac)

martedì 9 dicembre 2014

Abbracciami

Tre storie. Di sesso. Senza fine.
Un finale di fantasia. D'amore.




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Quella volta, aveva appena terminato un massaggio ad una cliente, uscita soddisfatta. Si era messa comoda, per sistemare un po' le cose. Era l'ultima volta che avrebbe lavorato lì.
Un perizoma viola semitrasparente le saliva da dietro al pantalone.
Vide che nel salone dei corsi c'era lui. Aiutava la sua socia. Gli occhi le si piantarono all'istante sul suo sesso. Le sue forme, da dietro la stoffa dei pantaloni. lasciavano poco spazio all'immaginazione.
Nel tempo era cresciuto violento dentro di lei il desiderio di lui. Lo aveva sognato per diverso tempo, immaginando di lasciarsi abbandonare in balia di quel corpo maschio, che aveva unto e massaggiato fin dai tempi in cui lei lo usava come cavia per fare pratica.
Si infilò dentro una saletta e chiuse per un attimo gli occhi, aspettando che si placasse quella fame insaziabile. Un attimo dopo, senza che se ne accorgesse, se lo trovò lì.
Fissandola negli occhi, la toccò.
La toccò e la sentì tremare sotto le sue mani, Quelle follie sussurrate dalla fantasia la denudavano. Le si insinuavano dentro. Da sotto, penetrandola nel profondo. Sapeva di essere già bagnata e non se ne vergognò.
Sentì le dita di lui infilarsi sotto il morbido pantalone e scostargli le mutandine. Era completamente glabra. L'indice e il medio iniziarono a scorrere su e giù lungo le grandi labbra. All'unisono. Con un tocco adorabile.
Sentì il sesso di lei gonfiarsi tra le sue mani, con le piccole labbra che ora fuoriuscivano abbondanti dalle grandi.
Un profumo pervasivo saliva alle narici.
In un attimo sentì che non avrebbe resistito a lungo senza sentirsi qualcosa dentro. Qualcosa su cui contrarsi. Ed implodere. Gli sbottonò il pantalone. infilò la sua mano dentro il boxer e afferrandogli il membro lo sentì già eretto, caldo, turgido, la pelle tesa, liscia, morbida, solcata dalle vene in rilievo. Iniziò a farlo scorrere e scivolare su e giù, fra le sue mani, sbattendolo sempre più velocemente, convulsamente, mentre lui cercava di sfilarle tutto. Subito.
D'improvviso la sollevò dalle natiche e l'accomodo' sopra, riempiendola totalmente. A fondo. E lasciando al sesso di lei avvinghiarsi al suo, ad ogni affondo, ritmicamente, tra le urla. Incontrollabili. Soffocate. Dalla mano di lui.



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Ogni volta, adorava dapprima sentirsi il seno sbattere, ondeggiare, su e giù o in circolo, a seconda delle follie inventate da quel bacino che danzando, le piantava dentro, da dietro, quello splendido membro. Supremo. Caldo. Teso come una verga di legno. Con quella cappella che, aprendosi un varco tra la sua carne morbida e fradicia, violentava ogni singola terminazione nervosa del suo sesso.
Poi, senza mai interrompere quella danza liquefacente, le mani sapienti di lui risalivano da lungo i fianchi con una tale adorabile pressione che, non appena afferrava quei seni e iniziava a passare tra il pollice e l'indice i capezzoli gonfi e turgidi di desiderio, veniva percossa da scosse di piacere sempre più intense, profonde, che le salivano dal basso ventre fin su al capo.
Più lui insisteva, più lei diventava intoccabile, ipersensibile. Ovunque la sfiorasse, veniva violentata da spasmi che ogni volta la facevano accasciare sempre di più. Ormai inerme, schiava del suo interminabile desiderio, giaceva carponi con il volto posato sul lenzuolo, gli occhi chiusi e la bocca spalancata, senza più nemmeno le forze per lamentarsi di piacere. La saliva le colava dalle labbra.
Piantato dentro di lei nel profondo, arrestò ogni movimento. Sfilò il suo grosso membro dal sesso di lei e rimanendo alle sue spalle lo infilò tra le sue cosce, grosso e turgido più che mai.
Sentendo tutto quel calore strusciare tra le sue cosce luccicanti, si infilò una mano tra le gambe e iniziò a massaggiarlo premendolo contro il suo sesso. Completamente aperto. Pulsante.
Pronto.
Di nuovo.


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La prima volta, senza mai smettere di baciarla e di leccarla avidamente, la accompagnò con il suo corpo contro il muro e la fece voltare di schiena, con le mani posate contro la parete. 
Le scostò dal collo i capelli nero corvino e ci passò la superficie umida delle labbra. Poi, con la punta della lingua appena posata sulle pelle, scese lentamente lungo la spina dorsale, facendola inarcare, tra i brividi. In un istante si trovò a novanta.
Giunto alle natiche, per pochissimi attimi strinse tra due dita la carne di lei, quasi fosse un lieve pizzicotto. 
"Hai sentito dolore?"
"Si, appena." rispose spalancando gli occhi, stupita.
"Dove lo hai sentito"
"Lì dietro"
Le diede un altro pizzico. stessa intensità ma più lungo, di qualche secondo.
"Hai sentito dolore?"
"Si"
"Dove?"
"Dappertutto..."
"Adesso conosci tutto quello che ti serve sapere perché tu possa godere. Godere davvero."
Lei lo ascoltava. E si sentiva come un quadro in mano ad un'artista. Totalmente abbandonata.
La penetrò appena, lentamente e iniziò a infuocarla di desiderio con colpi superficiali, poco profondi. Con una cura maniacale le infilava il membro dentro fino neanche a metà, lentissimamente. Lo ritraeva senza mai sfilarlo e ricominciava a spingere lentissimamente, avanzando ogni volta un poco di più. La carne non ancora sfiorata pizzicava di desiderio. In pochi istanti si sentì pervadere da una sensazione di piacere che dal sesso le si propagava ovunque. 
Le si avvinò all'orecchio e passando le labbra sul collo le sussurrava parole.
"Se vieni presa bruscamente, l'onda di piacere non ha il tempo di attraversare tutto il tuo corpo. E si ferma tutto. Lì. Al tuo sesso."
Mentre le stava ancora parlando la penetrò profondamente, colmandole ogni vuoto. Iniziò ad alternare magnifici colpi corti, che la estasiavano, ad un colpo profondo, che la riempiva. Totalmente. Togliendole il respiro per indefiniti istanti. Lo infilava lentissimamente e lo ritraeva più velocemente, senza mai uscire del tutto. Ogni volta che la penetrava faceva scorrere il suo sesso spingendone la punta verso la parete anteriore, sempre più gonfia, come una spugna, che lasciava uscire il suo nettare selvatico ad ogni passaggio, ad ogni pressione.
"Gli uomini spesso ignorano che ci vuole profondo rispetto ogni volta che carezzano la carne di una donna."
Travolta dalla sua voce, dal suo controllo, dai suoi colpi, dalle sue mani che per la prima volta la conoscevano ovunque, venne copiosamente. Una sensazione liberatoria di benessere e scioglievolezza la pervasero.
Come mai prima. Gli disse.
"Anzi, in verità è la prima volta... " - sussurrò sorridente, con voce roca e flebile.




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Le passò affettuosamente il palmo della mano sulla gote rosse.
"Adesso io...."
"Come mai uno così, come te, è ... "
"Solo?"
Annuì.
"Sono un artista. Derubato. Della mia arte. Di amare.

...
[Silenzio. Lungo]
...

Ti va di cucinare qualcosa per me?"
[Sorriso..]
"Solo se non ti farai mai derubare della tua arte. Di colpire"
"Abbracciami..."






lunedì 8 dicembre 2014

Eros


Nel gioco erotico
I lampi di luce
Fan brillar le perle
Accese
Nella più bianca oscenità.

lunedì 12 maggio 2014

Sublime oscurità


Stanotte ti ho toccato e ti ho sentito
senza che la mia mano si perdesse più in là della mia mano,
senza che mi sfuggissero il corpo e l’udito
in modo quasi umano
ti ho sentito.
Palpitante, non so se come sangue o come nube,
errante,
quasi in punta di piedi, per la casa, oscurità crescente,
oscurità calante, corresti scintillante.
Corresti per la mia casa di legno,
apristi le finestre
e udii il tuo palpito tutta la notte,
progenie degli abissi, silenziosa
guerriera, così terribile, così sublime,
che tutto ciò che esiste, per me, ora,
senza il tuo fuoco è semplice chimera.

(Gonzalo Rojas)

giovedì 8 maggio 2014

Prendimi adesso!


Prendimi adesso.

Stringimi forte.

Carezza i miei pensieri con le tue mani, tra i capelli.

Assaggia il mio fuoco sulla lingua, con la tua.

Poi,

danzante,

mi disseterò di te.

A sazietà.

mercoledì 7 maggio 2014

Grazie


Per quello che ho ricevuto.
[In prestito.]

E anche per quello che ho donato.
[In prestito.]

[...in prestito perché quando ricevi qualcosa di buono e di sincero, se è davvero qualcosa di buono o di sincero, lo restituisci. In mille modi diversi. Agli altri.
E alla fine, prima o poi, quel qualcosa di buono e di sincero, ti ritorna. Ne sono certo.
Per questo vi ringrazio sia per quello che ho ricevuto, sia per quel poco che di buono, forse, avete ricevuto da me. Perché è pur sempre merito vostro.]

Intanto vi chiedo perdono. Per quello che ancora non vi ho saputo donare.

Ciao
Leo

lunedì 24 marzo 2014

.


E’ il tempo che tu hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa cosi’ importante.

(Antoine de Saint Exupery)

lunedì 10 marzo 2014

martedì 4 marzo 2014

Ti coglierei...


Ti coglierei come si fa coi fiori a primavera:
Affondando i miei sensi tra i petali tuoi profumati.

Lo farei ad occhi chiusi,
Quasi sentissi più profondamente
Quel mentre in cui
Una parte di te si scambia per sempre con una parte di me. 

Passione


Gli diede un lungo bacio.
Poi passò lentamente la lingua su tutta la superficie delle sue labbra;

Lo strinse e, guardandolo negli occhi, si allontanò da lui:

"Quelli come te mi fanno paura.
Bruciano. E non sai mai perché."

[Silenzio]

"Si, quelli come me bruciano. Bruciano come pazzi!"

La guardò allontanarsi.
Poi, con un filo di voce:

"E se mai conoscessero il perché, forse, si spegnerebbero.
Anche avessero il privilegio di essere al fianco di una come te."


Non illuderti:
la passione non ottiene mai perdono.
Non ti perdono neanch'io,
che vivo di passione.

(Pier Paolo Pasolini)

Come vene sono le parole...


Come vene sono le parole.
Dentro di esse scorre sangue quando si uniscono.
La pelle della carta s’accende di rosso
come nell'ora dell’amore la pelle dell’uomo e della donna.

(Yiannis Ritsos)

venerdì 21 febbraio 2014

Qui in fondo. Da sempre.

Eccolo, lo aveva trovato. Si fermò sulla porta della stanza da letto, senza farsi notare. L'uscio di casa era aperto e lei era entrata credendo la stesse aspettando.
Gli occhi le scivolavano ovunque ma non poteva fare a meno di fissarsi sul sesso di lui. Per infiniti attimi, i suoi pensieri osceni le scorrevano dentro. Era in preda ad un’eccitazione penetrante che la invadeva nel profondo. Sentiva ogni centimetro di pelle frizzare, impazzita. I seni tesi, i capezzoli inturgiditi come vulcani. Ogni angolo di lei era diventato ipersensibile.
Lo guardava e si sentiva magneticamente attratta verso di lui. Non riusciva più a resistere. Era invasa, posseduta. Quel pensiero la scopava senza ritegno. Era eccitata. Più che mai. Voleva possedere la sua carne. Con tutta lei.
Si avvicinò di qualche passo. Lui la vide e le piantò gli occhi dentro i suoi.
Erano caldi.
Lei, senza svestirsi da quello sguardo infilzato fin dentro, fece scivolare a terra un abitino nero, corto. Non indossava altro.
Camminando lentamente, lo raggiunse e prese a strofinarvisi tutta contro, con una sensualità animalesca. Piegandosi verso il basso, scivolò con la bocca verso il suo pene eretto. Passò la lingua su tutta la grossa asta, fino in punta. Poi, con mani dalla pelle di morbido velluto, avvolse con dolcezza il membro, dalla punta, e le fece scorrere verso la base. Portò la cappella tra le sue labbra umide e brillanti e iniziò a carezzarla con la lingua.
Sentì il sangue caldo delle vene pulsare lungo tutto il sesso di lui. Lo stringeva tra le sue mani, agitandole delicatamente su e giù, facendole ruotare, a toccare ogni tessuto di quel marmo caldo. Vibrava ad ogni gemito di piacere di lui. Risalendo con la lingua e con tutto il corpo contro quello di lui, sentì il palmo della mano di lui scivolare lungo il ventre. Due dita si misero a scorrere lungo le grandi labbra, e un terzo in mezzo, a schiudere appena il fiore, dal basso verso l'alto. Le sentiva salire, con una pressione adorabile, perfetta. Le tre dita giungevano ripetutamente a stringere amabilmente il clitoride. Impazzito.
Miele dal profumo selvatico fluiva dal suo sesso. Per qualche istante lasciò che l'esplosione del suo corpo si placasse ma, non riuscendo a resistere oltre, cominciò con lamenti soffocati a lasciarsi affondare dal piacere di quelle dita sapienti. In un attimo era sull'orlo di uragano di piacere. Tornò a sbattere selvaggiamente il sesso di lui. mentre lo baciava, lo succhiava, lo carezzava con la lingua tra gemiti deliranti.
Lui l'afferrò con vigore per le natiche, l'appoggiò appena in cima al suo membro, e lentamente, l'affondò tutto.
Inarcata all'indietro, con la bocca spalancata, lo sentì centimetro dopo centimetro riempirla fino in gola. Grosso. Potente. Caldo.
Fece per iniziare a dimenarsi ma appena lo sentì muoversi dentro, iniziò ad esplodere. Con un'orgasmo dopo l'altro. Ad ogni minimo movimento. Ad ogni carezza. Ad ogni affondo una tortura, penetrante, dilagante, sconvolgente.
All'ennesimo scossone di liquidi brividi di piacere, cadde sconvolta tra le braccia di lui.
Si abbandonò contro il suo petto.
E iniziò a ridere. Copiosamente. Convulsamente, senza controllo. Nascondendosi agli occhi di lui. 

Era la prima volta. Che veniva. Così.

'Da ora, mi dovrai abitare per sempre dentro.' Gli disse con un filo di voce.
'Tu, mi abiti già dentro. Qui in fondo. Da sempre'. Le rispose

E l'affondò di nuovo. Colpendola fin dentro l'anima.


lunedì 17 febbraio 2014

Tu sei donna...


Tu sei donna. 
Tu hai seni, lacrime e petali.

Intorno a te l’aria diventa profumo.

(Vinícius de Moraes)

lunedì 10 febbraio 2014

Wonderful tonight


...
Yes, I feel wonderful tonight.

I feel wonderful
Because I see the love light in your eyes
And the wonder of it all
Is that you just don’t realize
How much I love you.

It’s time to go home now.
...

giovedì 30 gennaio 2014

Appuntamento


Vorrei che ti si sciogliesse il gelo dall'anima. 
E che si presentasse insieme alla tua carne all'appuntamento con le mie mani.