martedì 2 aprile 2013

Stretta



Spogliandolo di ogni cosa, leccava e accarezzava il suo corpo come volesse addolcirgli lo sguardo. Lui la stava fissando, guardandola dall'alto, fiero di leggerle in viso il timore di quegli occhi infilzati nella sua anima. Lei sentiva il fuoco di quello sguardo salire dal suo sesso, bagnandolo senza che lui l'avesse ancora sfiorata. Era eccitata. 
Eccitata dalla paura di non conoscere ciò che lui aveva in serbo. Lui. Con quegli occhi. E con quel membro che sentiva crescere contro il suo corpo. Avrebbe voluto prenderselo, sbatterlo, leccarlo. Farlo carne sua. Ma prima ancora che finisse di pensarlo, lui la afferrò per i capelli e stringendosela a sé la accompagnò con la schiena a terra. Le prese le gambe dalle caviglie e le sollevò in aria, unite. Si chinò sul suo sesso e passando la lingua prima su un labbro, poi sull'altro, ne assaggiò appena il suo nettare.
Poi, sedutosi sulle ginocchia, si avvicinò con il bacino e puntò il suo membro sulla porta del suo fiore. Le unì le cosce avvolgendole con un braccio e...
"Adesso, ti trafiggerò così..." e mentre lo diceva, in un istante forzò il suo sesso, penetrandola per qualche centimetro. La sentì stretta, calda e scivolosa sul suo sesso.
"Ti devo punire" - disse insinuando il suo membro appena dentro e fuori dal suo sesso - "Voglio sentirla stretta e liquida. Fino quando lo dirò io." aggiunse mentre la penetrava lentamente, tutto, centimetro dopo centimetro, grosso, pieno, fino in gola. Lei spalancò gli occhi ed emise un caldo gemito di piacere e dolore.
Lui le sollevò appena il bacino, e iniziò ad affondare uno dopo l'altro colpi precisi, profondi, in ogni direzione,  carezzando infinite volte ogni angolo, ogni tessuto, ogni sfumatura del suo fiore prezioso.
La sentiva gemere sempre più forte, sempre più liquida, ad ogni spinta, più violenta, più forte, dentro e fuori, danzando dentro di lei, stretta, liquida, possedendola avidamente con il suo desiderio, grosso, duro, caldo, selvaggio.
Sul colmo del piacere, impazzita dalla voglia di esplodere in quel preciso istante, lo implorò di toccarla mentre cercava con le mani di raggiungere il suo sesso. 
Lui le bloccò le braccia e senza proferire parola continuò a trafiggerla, imperterrito, danzando con il bacino, ruotandolo, dentro e fuori, spingendo sempre più verso l'alto. In preda al piacere più estremo, urlava impazzita. E più lei urlava, più lui rallentava la spinta, facendole provare per interminabili secondi di puro godimento assoluto tutto lo scorrere del suo sesso in quello di lei, per tutta la sua lunghezza, fin dentro l'anima. Usciva veloce, e poi dentro ancora, lentissimamente, carezzandola tutta, poco alla volta, ogni spazio, ogni nervo. La sentiva contrarsi, colante, viscida, calda, finché esplose nell'orgasmo più potente e prolungato che avesse mai provato. Il suo corpo crollò esanime, incapace di controllare violente scosse alle gambe, allo stomaco, al suo sesso. In un lago.
"Ti ho posseduta. Fino all'anima. Con il solo mio strumento. Questa la tua punizione. 
Da ora, se lo vorrai, sarai mia. Se deciderai di appartenere a me, io apparterrò a te. E solo allora, ti farò dono di me. Saggerai il sapore della mia anima e non potrai più farne a meno. Come già io, non posso più fare a meno di te."

[Oggi... mi sono svegliato così... con una voglia immensa. Di punirti. E possederti.]

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