mercoledì 31 dicembre 2014

Something flows in me



Suonavo una melanconica melodia
Cresceva piano
Si alzava forte

Poi

Felice
Correva

Avrei tanto voluto danzarla
Ma la lasciai affluire
Per non perderla

Alla fine esplose
Muovendo nel silenzio del vento
Sulle punte dei miei piedi

Come solo un folle

Come solo un amante

Che non appartiene a nessuno
Che appartiene a tutti

Che brucia per tutto

Anche per Voi.

Vi auguro ogni più grande emozione.
Felice anno nuovo.


lunedì 29 dicembre 2014

Libera


Si incontrarono per caso.
Le versò da bere.
Parlarono a lungo.

'Sono stata bene...'
Poi, senza più sapere come e perché, gli sfiorò il collo con le labbra,
quasi volesse accennare un bacio. Prima di allontanarsi.

L'afferrò per un polso e tirandola a sé le posò le labbra sul collo, vicino l'orecchio.
'Vieni con me.'

Nulla poté la ragione in quel momento. 

Le sussurrava in modo sfacciatamente naturale cosa fare.
E lei lo faceva. 
La sua voce la tranquillizzava. Il modo di parlare, quell'accento straniero, quel modo di chiamarla per nome che ogni volta lo pronunciava si sentiva leccata. Intimamente.

In quella calda e lucida razionalità, in quei gesti controllati che le scioglievano tra le cosce un caldo tormento, vi avvertì tutto il suo disordine.

E lo trovò simile al suo.

E si lasciò andare.

E si lasciò piegare.

E si lasciò fare.

Libera. Per una sola volta.

Non di scegliere tra il rosso o il nero.
Ma libera.
Libera di sottrarsi alle scelte. Quelle prescritte.
Libera dal bisogno costante di dimostrare. Di dimostrarsi.
Libera di sentirsi montagna, mare, collina e oceano aperto.
Libera di danzare. Con la luna. Fino a far scoperchiare il cielo.

Libera.

Di sentirsi donna.




Lasciati bruciare


"Puoi fare finta di niente, ma dentro di te ti piacerebbe bruciare, se mi dai la possibilità posso mandarti a fuoco, probabilmente non hai ancora incontrato qualcuno capace di alzare le fiamme sopra la tua pelle…
Credi sia impossibile?
Voglio solo farti sentire quanto la mia mano urla calore, la senti che sorvola la tua pelle, un caldo vivo, intenso, che alza le tue cellule e abbassa i tuoi sensi, perdi i minuti, perdi i pensieri, perdi ogni cosa che ti sta dentro e assapori piccole fiamme che, lentamente cominciano a scaldare, con le mie labbra vicino alle tue, per sentire il fiato bollente che percorre il mio respiro, avvolgendo il tuo, senza baciarti, ti lascio nel dubbio potrei farlo ora o tra qualche minuto…
Perchè prima voglio assaggiarti, guardarti, sentirti…
Brucia…
Mentre ti tolgo i vestiti…
Brucia…
Mentre ti mordo la pelle…
E le mie mani finiscono in quei punti che bolliscono il sangue e ti fanno perdere i sensi, e così che parte quel bacio, atteso, dal sapore piccante e rovente…
Lasciati bruciare!”

(Ejay Ivan Lac)

martedì 9 dicembre 2014

Abbracciami

Tre storie. Di sesso. Senza fine.
Un finale di fantasia. D'amore.




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Quella volta, aveva appena terminato un massaggio ad una cliente, uscita soddisfatta. Si era messa comoda, per sistemare un po' le cose. Era l'ultima volta che avrebbe lavorato lì.
Un perizoma viola semitrasparente le saliva da dietro al pantalone.
Vide che nel salone dei corsi c'era lui. Aiutava la sua socia. Gli occhi le si piantarono all'istante sul suo sesso. Le sue forme, da dietro la stoffa dei pantaloni. lasciavano poco spazio all'immaginazione.
Nel tempo era cresciuto violento dentro di lei il desiderio di lui. Lo aveva sognato per diverso tempo, immaginando di lasciarsi abbandonare in balia di quel corpo maschio, che aveva unto e massaggiato fin dai tempi in cui lei lo usava come cavia per fare pratica.
Si infilò dentro una saletta e chiuse per un attimo gli occhi, aspettando che si placasse quella fame insaziabile. Un attimo dopo, senza che se ne accorgesse, se lo trovò lì.
Fissandola negli occhi, la toccò.
La toccò e la sentì tremare sotto le sue mani, Quelle follie sussurrate dalla fantasia la denudavano. Le si insinuavano dentro. Da sotto, penetrandola nel profondo. Sapeva di essere già bagnata e non se ne vergognò.
Sentì le dita di lui infilarsi sotto il morbido pantalone e scostargli le mutandine. Era completamente glabra. L'indice e il medio iniziarono a scorrere su e giù lungo le grandi labbra. All'unisono. Con un tocco adorabile.
Sentì il sesso di lei gonfiarsi tra le sue mani, con le piccole labbra che ora fuoriuscivano abbondanti dalle grandi.
Un profumo pervasivo saliva alle narici.
In un attimo sentì che non avrebbe resistito a lungo senza sentirsi qualcosa dentro. Qualcosa su cui contrarsi. Ed implodere. Gli sbottonò il pantalone. infilò la sua mano dentro il boxer e afferrandogli il membro lo sentì già eretto, caldo, turgido, la pelle tesa, liscia, morbida, solcata dalle vene in rilievo. Iniziò a farlo scorrere e scivolare su e giù, fra le sue mani, sbattendolo sempre più velocemente, convulsamente, mentre lui cercava di sfilarle tutto. Subito.
D'improvviso la sollevò dalle natiche e l'accomodo' sopra, riempiendola totalmente. A fondo. E lasciando al sesso di lei avvinghiarsi al suo, ad ogni affondo, ritmicamente, tra le urla. Incontrollabili. Soffocate. Dalla mano di lui.



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Ogni volta, adorava dapprima sentirsi il seno sbattere, ondeggiare, su e giù o in circolo, a seconda delle follie inventate da quel bacino che danzando, le piantava dentro, da dietro, quello splendido membro. Supremo. Caldo. Teso come una verga di legno. Con quella cappella che, aprendosi un varco tra la sua carne morbida e fradicia, violentava ogni singola terminazione nervosa del suo sesso.
Poi, senza mai interrompere quella danza liquefacente, le mani sapienti di lui risalivano da lungo i fianchi con una tale adorabile pressione che, non appena afferrava quei seni e iniziava a passare tra il pollice e l'indice i capezzoli gonfi e turgidi di desiderio, veniva percossa da scosse di piacere sempre più intense, profonde, che le salivano dal basso ventre fin su al capo.
Più lui insisteva, più lei diventava intoccabile, ipersensibile. Ovunque la sfiorasse, veniva violentata da spasmi che ogni volta la facevano accasciare sempre di più. Ormai inerme, schiava del suo interminabile desiderio, giaceva carponi con il volto posato sul lenzuolo, gli occhi chiusi e la bocca spalancata, senza più nemmeno le forze per lamentarsi di piacere. La saliva le colava dalle labbra.
Piantato dentro di lei nel profondo, arrestò ogni movimento. Sfilò il suo grosso membro dal sesso di lei e rimanendo alle sue spalle lo infilò tra le sue cosce, grosso e turgido più che mai.
Sentendo tutto quel calore strusciare tra le sue cosce luccicanti, si infilò una mano tra le gambe e iniziò a massaggiarlo premendolo contro il suo sesso. Completamente aperto. Pulsante.
Pronto.
Di nuovo.


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La prima volta, senza mai smettere di baciarla e di leccarla avidamente, la accompagnò con il suo corpo contro il muro e la fece voltare di schiena, con le mani posate contro la parete. 
Le scostò dal collo i capelli nero corvino e ci passò la superficie umida delle labbra. Poi, con la punta della lingua appena posata sulle pelle, scese lentamente lungo la spina dorsale, facendola inarcare, tra i brividi. In un istante si trovò a novanta.
Giunto alle natiche, per pochissimi attimi strinse tra due dita la carne di lei, quasi fosse un lieve pizzicotto. 
"Hai sentito dolore?"
"Si, appena." rispose spalancando gli occhi, stupita.
"Dove lo hai sentito"
"Lì dietro"
Le diede un altro pizzico. stessa intensità ma più lungo, di qualche secondo.
"Hai sentito dolore?"
"Si"
"Dove?"
"Dappertutto..."
"Adesso conosci tutto quello che ti serve sapere perché tu possa godere. Godere davvero."
Lei lo ascoltava. E si sentiva come un quadro in mano ad un'artista. Totalmente abbandonata.
La penetrò appena, lentamente e iniziò a infuocarla di desiderio con colpi superficiali, poco profondi. Con una cura maniacale le infilava il membro dentro fino neanche a metà, lentissimamente. Lo ritraeva senza mai sfilarlo e ricominciava a spingere lentissimamente, avanzando ogni volta un poco di più. La carne non ancora sfiorata pizzicava di desiderio. In pochi istanti si sentì pervadere da una sensazione di piacere che dal sesso le si propagava ovunque. 
Le si avvinò all'orecchio e passando le labbra sul collo le sussurrava parole.
"Se vieni presa bruscamente, l'onda di piacere non ha il tempo di attraversare tutto il tuo corpo. E si ferma tutto. Lì. Al tuo sesso."
Mentre le stava ancora parlando la penetrò profondamente, colmandole ogni vuoto. Iniziò ad alternare magnifici colpi corti, che la estasiavano, ad un colpo profondo, che la riempiva. Totalmente. Togliendole il respiro per indefiniti istanti. Lo infilava lentissimamente e lo ritraeva più velocemente, senza mai uscire del tutto. Ogni volta che la penetrava faceva scorrere il suo sesso spingendone la punta verso la parete anteriore, sempre più gonfia, come una spugna, che lasciava uscire il suo nettare selvatico ad ogni passaggio, ad ogni pressione.
"Gli uomini spesso ignorano che ci vuole profondo rispetto ogni volta che carezzano la carne di una donna."
Travolta dalla sua voce, dal suo controllo, dai suoi colpi, dalle sue mani che per la prima volta la conoscevano ovunque, venne copiosamente. Una sensazione liberatoria di benessere e scioglievolezza la pervasero.
Come mai prima. Gli disse.
"Anzi, in verità è la prima volta... " - sussurrò sorridente, con voce roca e flebile.




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Le passò affettuosamente il palmo della mano sulla gote rosse.
"Adesso io...."
"Come mai uno così, come te, è ... "
"Solo?"
Annuì.
"Sono un artista. Derubato. Della mia arte. Di amare.

...
[Silenzio. Lungo]
...

Ti va di cucinare qualcosa per me?"
[Sorriso..]
"Solo se non ti farai mai derubare della tua arte. Di colpire"
"Abbracciami..."






lunedì 8 dicembre 2014

Eros


Nel gioco erotico
I lampi di luce
Fan brillar le perle
Accese
Nella più bianca oscenità.