martedì 21 luglio 2015

Samy


Sera di sabato 18 Luglio. Venezia. Festa del Redentore. 
Sorseggiava l'ennesimo drink. Lo avevano invitato ad una festa a bordo di un grosso yacht. Osservava stupito una enorme distesa di imbarcazioni che copriva interamente la Laguna con musica, feste, gente. Splendido.
Sapeva di essere osservato. Dal ponte in alto, una bellissima donna semisdraiata sui dei cuscini prendisole, lo fissava insistentemente mentre armeggiava con il suo smartphone.
Un caldo soffocante aveva obbligato tutti a rimanere in costume anche per la serata.
"Inizieranno solo tra una decina di minuti!"
"Come prego?"
"I fuochi, dico. Non inizieranno prima di una decina di minuti. Mi porti del ghiaccio per favore?"
Salì le scale e si avvicinò a lei. "Quanti?" 
"Un paio di chili addosso. Ovunque. E... un paio di cubetti nella mia vodka!" Rispose sorridendo.
Infilò due cubetti nel bicchiere e lo rabboccò con dell'altra vodka ghiacciata.
"Me ne versi un po' addosso?" 
Silenzio.
"Ci potrei provare. Ma temo che tuo... il tuo uomo non gradirebbe molto."
"Non si alzerà da quel tavolo da poker prima dell'alba. Scommettiamo?"
Era attratto da lei. Molto. Ma anche se erano quasi tutti semisconosciuti avrebbe volentieri evitato qualsiasi scena imbarazzante.
"Allora?"
"Come vuoi." rispose con tono piuttosto duro. 
Prese la bottiglia ghiacciata e, piantandole gli occhi nei suoi, iniziò a far cadere qualche goccia di vodka sulla spalla e sul petto di lei. Tra i brividi.
Le si sedette accanto, prese un cubetto di ghiaccio, lo posò sulla pelle e iniziò a farlo scivolare sotto il collo, lentamente, verso il petto. Lei chiuse per un istante gli occhi. Le parve che il sangue di lui le salisse da sotto e la riempisse fino all'addome.
D'istinto aprì le gambe e posando la mano sopra quella di lui fece scivolare il ghiaccio fino giù, sul ventre.
Le bloccò la mano. "Stai ferma. Girati pancia in giù."
Stupita dall'imperativo, ebbe un attimo di esitazione.
Posò il bicchiere e si voltò sdraiandosi ventre a terra. Lui si mise cavalcioni su di lei, poggiato appena sotto le natiche di lei. Prese la bottiglia di vodka e iniziò a versarne lungo la schiena. Si chinò verso di lei e cominciò a leccarla tutta, dall'incavo in fondo alla schiena fin su verso le spalle.
Brividi.
Ogni volta che si abbassava per leccarla ruotava il bacino facendole sentire il suo membro scorrere tra i glutei. In un attimo erano entrambe in preda ad una profonda eccitazione. Il costume di lui non riusciva più a contenere null'altro. All'ennesimo strusciamento uscì fuori da sopra. Si guardò in giro. Erano tutti a poppa ad ammirare la laguna illuminata dai fuochi.
Slegò i laccetti laterali del bikini e lo aprì verso il basso, lasciandole quello splendido fondo schiena in bella mostra. Senza neanche darle tempo di aprire le gambe, puntò il suo sesso tra le grandi labbra, strette tra le cosce, gonfie di desiderio. La trafisse senza pietà alcuna, con fare selvaggio, esattamente come lei avrebbe voluto, senza neanche aver aperto la bocca. Se non per chiedere del ghiaccio. E della vodka.
Il suo sesso, il suo ventre e tutta lei erano travolti da quella furia danzante che le carezzava prepotentemente ogni tessuto, in ogni angolo, ad ogni profondità, con ogni intensità possibile. Lui la sentiva calda e stretta. Le leccò di nuovo la schiena, facendola inarcare. Scostando il costume verso l'alto, prese tra le sue mani i seni. La infilzava impetuosamente e passava tra le sue dita quei magnifici capezzoli, turgidi, gonfi come vulcani. Li stringeva quel tanto da farla urlare nel fracasso dei fuochi che esplodevano in cielo. 
Finché esplose anche lei bagnando ovunque con un miele dal profumo selvatico scioltosi copioso tra le sue gambe. Tremanti. Sconvolte. Senza forze.
Si sfilò da quella posizione e iniziò a leccarle le cosce, ancora strette.

"Samy..!?"

"Oh cazzo... Abbiamo combinato un disastro..." Le riallacciò di fretta lo slip fradicio.
"Ma tu..tu sei..." 

Si spostò e coprendosi l'evidenza con un asciugamano prese un bicchiere con l'altra.
"È colpa mia, ho rovesciato della vodka. Addosso a Samy. Ovunque. Ho combinato un disastro...."

"Tranquillo, ne abbiamo almeno altre 10 bottiglie..." Rideva.

"Samy, salpiamo domattina presto."
"Non vengo. Me ne vado in hotel. E domattina torno a casa."
"Fa come.vuoi. E tu? Dove alloggi?"
"Sono con Gabriele, abbiamo una prenotazione in un posto sulla riviera del Brenta..."
"Splendido. Beviamoci un chupito di vodka. Alla tua! Samy, ti chiamo domani sera." Si allontanò.

Silenzio.

"Ti prego, passa la notte con me..."
"No. Voglio andarmene." - silenzio - "Mi dispiace. Non è colpa tua." - silenzio - "Io non sono così. So anche amare."

E se ne andò.

giovedì 9 luglio 2015

E' scritto lì


Il profumo della pelle accesa,
la consistenza della carne,
il suono dei corpi sbattuti e infilzati
e tutta la più affascinante dolcezza impregnata del solo gusto del piacere,
non sono nulla se hai conosciuto il fuoco nell'oceano di uno sguardo.
Se in quello sguardo hai visto un seme piantato in fondo all'anima.
Che grida
che tutto quel che cerchi
è scritto lì dentro.

Compresi i profumi, gli aromi le consistenze, i suoni e le magie della carne.

Da una notte selvaggia, a casa, rimane solo chi può incidere il suo nome sulla tua pelle.

Con le unghie.

Senza farti male.

mercoledì 8 luglio 2015

Una cosa a tre...

Io, un gin tonic e una Marlboro.
E basta.
Su di una terrazza in fronte al mare.

Commentavo giorni fa a proposito del silenzio, con un amica.

Il più bravo a tacere è il mare. Quando la luna si specchia.

Già... E come fa a star zitto di fronte a tanta bellezza?
Come si fa?

Lui ascolta le storie dei marinai. Sente il calore del sole. Si riempie dei sogni dei pensatori incantati dinanzi a lui. Non ha bisogno d'altro.

Se non della Luna.
Che gli si specchia dentro.
Giusto il tempo di una notte.
Giusto il tempo.
Giusto.

Per innamorarsi.

Ancora.