mercoledì 18 ottobre 2017

Posso svegliarti?


Posso svegliarti?
Posso svegliare violentemente il profumo del tuo fiore e liberarlo nell'aria?
Non respiro più.
Ne ho bisogno.

Come l'ossigeno.

Dolcemente selvaggio


Dove sei? Io ti voglio qui, adesso, a prenderti cura del mio desiderio.
Voglio sentirlo stringere a piene mani. Voglio vedere la tua bocca che si riempie di lui fino in gola, e poi sentire la tua lingua e le tue labbra che scorrono per tutta la sua lunghezza, davanti e dietro, e in ogni angolo, fino a conoscerlo da cima a fondo come fosse una parte di me già tua. 
Voglio percepire dai tocchi delle tue mani e dalle carezze della tua bocca il tuo desiderio irrefrenabile di averlo immediatamente dentro te.
Forte e prepotente.
Nel prendersi cura di te.
A modo mio.
Dolcemente.
Selvaggio.



Stretta



Spogliandolo di ogni cosa, leccava e accarezzava il suo corpo come volesse addolcirgli lo sguardo. Lui la stava fissando, guardandola dall'alto, fiero di leggerle in viso il timore di quegli occhi infilzati nella sua anima. Lei sentiva il fuoco di quello sguardo salire dal suo sesso, bagnandolo senza che lui l'avesse ancora sfiorata. Era eccitata. 
Eccitata dalla paura di non conoscere ciò che lui aveva in serbo. Lui. Con quegli occhi. E con quel membro che sentiva crescere contro il suo corpo. Avrebbe voluto prenderselo, sbatterlo, leccarlo. Farlo carne sua. Ma prima ancora che finisse di pensarlo, lui la afferrò per i capelli e stringendosela a sé la accompagnò con la schiena a terra. Le prese le gambe dalle caviglie e le sollevò in aria, unite. Si chinò sul suo sesso e passando la lingua prima su un labbro, poi sull'altro, ne assaggiò appena il suo nettare.
Poi, sedutosi sulle ginocchia, si avvicinò con il bacino e puntò il suo membro sulla porta del suo fiore. Le unì le cosce avvolgendole con un braccio e...
"Adesso, ti trafiggerò così..." e mentre lo diceva, in un istante forzò il suo sesso, penetrandola per qualche centimetro. La sentì stretta, calda e scivolosa sul suo sesso.
"Ti devo punire" - disse insinuando il suo membro appena dentro e fuori dal suo sesso - "Voglio sentirla stretta e liquida. Fino quando lo dirò io." aggiunse mentre la penetrava lentamente, tutto, centimetro dopo centimetro, grosso, pieno, fino in gola. Lei spalancò gli occhi ed emise un caldo gemito di piacere e dolore.
Lui le sollevò appena il bacino, e iniziò ad affondare uno dopo l'altro colpi precisi, profondi, in ogni direzione,  carezzando infinite volte ogni angolo, ogni tessuto, ogni sfumatura del suo fiore prezioso.
La sentiva gemere sempre più forte, sempre più liquida, ad ogni spinta, più violenta, più forte, dentro e fuori, danzando dentro di lei, stretta, liquida, possedendola avidamente con il suo desiderio, grosso, duro, caldo, selvaggio.
Sul colmo del piacere, impazzita dalla voglia di esplodere in quel preciso istante, lo implorò di toccarla mentre cercava con le mani di raggiungere il suo sesso. 
Lui le bloccò le braccia e senza proferire parola continuò a trafiggerla, imperterrito, danzando con il bacino, ruotandolo, dentro e fuori, spingendo sempre più verso l'alto. In preda al piacere più estremo, urlava impazzita. E più lei urlava, più lui rallentava la spinta, facendole provare per interminabili secondi di puro godimento assoluto tutto lo scorrere del suo sesso in quello di lei, per tutta la sua lunghezza, fin dentro l'anima. Usciva veloce, e poi dentro ancora, lentissimamente, carezzandola tutta, poco alla volta, ogni spazio, ogni nervo. La sentiva contrarsi, colante, viscida, calda, finché esplose nell'orgasmo più potente e prolungato che avesse mai provato. Il suo corpo crollò esanime, incapace di controllare violente scosse alle gambe, allo stomaco, al suo sesso. In un lago.
"Ti ho posseduta. Fino all'anima. Con il solo mio strumento. Questa la tua punizione. 
Da ora, se lo vorrai, sarai mia. Se deciderai di appartenere a me, io apparterrò a te. E solo allora, ti farò dono di me. Saggerai il sapore della mia anima e non potrai più farne a meno. Come già io, non posso più fare a meno di te."

Stasera


Ballerei con te, stasera.

E con le mie mani danzerei sulla tua pelle. Di seta.
Sulla tua schiena, giù.
Alla ricerca dell'origine.
Della musica.

Che non mi fa smettere.
Di vibrare.
E agitarmi.
Ed eccitarmi.
Lo senti?

Ballerei con te.
Stasera.

Sorprendente


Sei sorprendente.
Ecco cosa.

Per nulla prevedibile o scontata. 
Sempre e comunque inattesa.

Per questo non potrei fare altro che
Costringerti.
Dinanzi al mio desiderio.
E condurti.
Lungo il magico abisso danzante dei sensi e della mente.

Dove ogni limite
è solo il punto d'inizio
di una voragine di piacere ancora più profonda.
Sconosciuta.
Selvaggia.
Libera.

Imprevedibile.
Come te.

La mia anima...


Mi sei mancata. E mi manchi ancora.
Riesco a placarmi solo per quei pochi istanti.
E in quei pochi istanti, 
ogni volta che apri la tua bocca,
le carezze della tua lingua sul mio petto
si prendono brandelli della mia anima.
Ho capito sai...dove sei diretta.
Te l'ha detto lei... della mia carne in turgida attesa?
Dovrei chiuderle la bocca, gli occhi e tarparle le ali.
Anche se credo che non servirebbe a nulla.
Con lei riesco a controllare il mio corpo.
Con il mio corpo, non posso nulla contro di lei.

Da quando te la sei presa, ascolta solo te.

Un solo bacio...


Vieni.
Nasconditi pure qui. Con me.
Ti regalo un angolino di libertà in questa gabbia.

In cambio, mi accontento di 7 o 8...
facciamo 9 mila carezze.

E un bacio.
Si, un solo bacio.

Ma luuuunugooo....
Lungo almeno il tempo che ti basta
A carezzarmi
Tutto.
Quelle 100 mila volte concordate.

E poi, ancora.
Da capo.

Mentre esplodo dalla voglia.
Di morderti.
E mangiarti.
E berti.
A sazietà.

All'infinito, quindi.

La strinse forte...


La strinse forte
come se lei fosse tutta la vita e gliela volessero portar via.
La strinse sentendo che lei era tutta la vita che poteva esserci per lui.

(Ernest Hemingway)

Non c'è musica...


- Vuoi ballare con me?
- Ma non c’è musica?!!
- Non è quello che ti ho chiesto…

(M. Soldano)

Ti suono e godo.


Ci morirei,
suonando il tuo sesso.

Quel miscuglio di...
musica liquida e intimo profumo
mi da alla testa.

Ti suono e godo.

Godo nel sentire le mie dita spandersi nella tua carne.
Cercano con dedizione ogni tasto, ogni nota, ogni vibrazione
e la scalano, la galoppano, la fanno volare.

La fanno implorare.
Di venire.
Infilzata.
Di animale desiderio.

Si. Ora voglio con tutto me accomodarmi dentro tutta te.

Fili di delizia


Adesso mi godrei
Lo scatenarsi di una guerra sul tuo corpo.

Una battaglia.
Tra l'eleganza con cui violenterei i tuoi sensi
E il desiderio selvaggio, l'istinto animale,
La Danza naturale della carne.

Che sfilza e infilza
Un ricamo sull'anima.

Con fili di delizia.

Di piacere.



Maleducatamente


No, nessuna gentilezza.

Solo un fottuto,
bastardo,
maledetto,
intimo
desiderio.

Di possederti.
Maleducatamente.
Tutta.

Qui in fondo. Da sempre.

Eccolo, lo aveva trovato. Si fermò sulla porta della stanza da letto, senza farsi notare. L'uscio di casa era aperto e lei era entrata credendo la stesse aspettando.
Gli occhi le scivolavano ovunque ma non poteva fare a meno di fissarsi sul sesso di lui. Per infiniti attimi, i suoi pensieri osceni le scorrevano dentro. Era in preda ad un’eccitazione penetrante che la invadeva nel profondo. Sentiva ogni centimetro di pelle frizzare, impazzita. I seni tesi, i capezzoli inturgiditi come vulcani. Ogni angolo di lei era diventato ipersensibile.
Lo guardava e si sentiva magneticamente attratta verso di lui. Non riusciva più a resistere. Era invasa, posseduta. Quel pensiero la scopava senza ritegno. Era eccitata. Più che mai. Voleva possedere la sua carne. Con tutta lei.
Si avvicinò di qualche passo. Lui la vide e le piantò gli occhi dentro i suoi.
Erano caldi.
Lei, senza svestirsi da quello sguardo infilzato fin dentro, fece scivolare a terra un abitino nero, corto. Non indossava altro.
Camminando lentamente, lo raggiunse e prese a strofinarvisi tutta contro, con una sensualità animalesca. Piegandosi verso il basso, scivolò con la bocca verso il suo pene eretto. Passò la lingua su tutta la grossa asta, fino in punta. Poi, con mani dalla pelle di morbido velluto, avvolse con dolcezza il membro, dalla punta, e le fece scorrere verso la base. Portò la cappella tra le sue labbra umide e brillanti e iniziò a carezzarla con la lingua.
Sentì il sangue caldo delle vene pulsare lungo tutto il sesso di lui. Lo stringeva tra le sue mani, agitandole delicatamente su e giù, facendole ruotare, a toccare ogni tessuto di quel marmo caldo. Vibrava ad ogni gemito di piacere di lui. Risalendo con la lingua e con tutto il corpo contro quello di lui, sentì il palmo della mano di lui scivolare lungo il ventre. Due dita si misero a scorrere lungo le grandi labbra, e un terzo in mezzo, a schiudere appena il fiore, dal basso verso l'alto. Le sentiva salire, con una pressione adorabile, perfetta. Le tre dita giungevano ripetutamente a stringere amabilmente il clitoride. Impazzito.
Miele dal profumo selvatico fluiva dal suo sesso. Per qualche istante lasciò che l'esplosione del suo corpo si placasse ma, non riuscendo a resistere oltre, cominciò con lamenti soffocati a lasciarsi affondare dal piacere di quelle dita sapienti. In un attimo era sull'orlo di uragano di piacere. Tornò a sbattere selvaggiamente il sesso di lui. mentre lo baciava, lo succhiava, lo carezzava con la lingua tra gemiti deliranti.
Lui l'afferrò con vigore per le natiche, l'appoggiò appena in cima al suo membro, e lentamente, l'affondò tutto.
Inarcata all'indietro, con la bocca spalancata, lo sentì centimetro dopo centimetro riempirla fino in gola. Grosso. Potente. Caldo.
Fece per iniziare a dimenarsi ma appena lo sentì muoversi dentro, iniziò ad esplodere. Con un'orgasmo dopo l'altro. Ad ogni minimo movimento. Ad ogni carezza. Ad ogni affondo una tortura, penetrante, dilagante, sconvolgente.
All'ennesimo scossone di liquidi brividi di piacere, cadde sconvolta tra le braccia di lui.
Si abbandonò contro il suo petto.
E iniziò a ridere. Copiosamente. Convulsamente, senza controllo. Nascondendosi agli occhi di lui. 

Era la prima volta. Che veniva. Così.

'Da ora, mi dovrai abitare per sempre dentro.' Gli disse con un filo di voce.
'Tu, mi abiti già dentro. Qui in fondo. Da sempre'. Le rispose

E l'affondò di nuovo. Colpendola fin dentro l'anima.


Don't let him go


Provava una forte curiosità per la naturale espansione del piacere. Pensava che, a dispetto della quotidiana abitudinarietà della vita di molte persone, si potesse ricavare parecchio piacere da molti aspetti della vita. Ovunque trovasse una zona piacevole della sua esistenza, cercava di estendere la sua esperienza in quella zona. 
Il sesso era naturalmente tra queste. Sperimentava di continuo, cercava di espandere e dilatare all'infinito ogni sensazione che gli procurava piacere, godimento, estasi. Non era un'ossessione. Era semplicemente la curiosità infinita, il desiderio implacabile, la bruciante passione per le sensazioni, le emozioni, l'adrenalina, l'estasi che ogni nuova esperienza gli procurava. 
Fu improvvisamente colpito da una lettura sull'orgasmo multiplo maschile. L'intero concetto gli appariva come una naturale evoluzione del suo atteggiamento. Non lo attraeva solo il fatto di poter avere più orgasmi, di continuo, senza perdere l'erezione. Il suo obiettivo fin da subito fu di imparare a rimanere il più a lungo possibile su livelli di eccitazione altissimi. Un uomo multiorgasmico è semplicemente un uomo che può avere due o più orgasmi di seguito senza fermarsi, senza aver bisogno di un periodo di pausa e quindi continuare fino al secondo o anche terzo o quarto orgasmo, senza riposarsi. Ma lui voleva di più. Voleva prendere ogni istante di godimento e dilatarlo, estenderlo il più a lungo possibile. 
Ne parlò con un'amica fidata, che fu incuriosita ed eccitata dalla sua richiesta di "aiuto". Aveva bisogno di qualcuno che lo assecondasse durante il periodo di prova, di apprendimento. Non ci volle molto tempo ad imparare a conoscere a fondo il suo corpo. Iniziò a riconoscere e a godere delle moltissime sfumature di piacere che provava; poi iniziò a distinguere, nelle diverse fasi della sua eccitazione, ogni cambiamento che interveniva sul suo corpo, ogni movimento, ogni contrazionei di ogni singolo muscolo che compone il suo sesso; arrivò a riconoscere e poi controllare tutto ciò che nel suo corpo accadeva prima e durante l'orgasmo. Da lì fu un attimo imparare che orgasmo ed eiaculazione erano due fenomeni disgiunti, indipendenti. E che poteva controllarli. A suo piacimento. Da quel giorno avrebbe potuto avere mille orgasmi. O uno solo. Avrebbe potuto donare il suo seme, la sua anima, oppure no.
Da quel giorno, il rapporto con il sesso, con il suo sesso, non fu mai più lo stesso. Aveva finalmente raggiunto ciò che voleva. Gli brillavano gli occhi. La sua carne, il suo sguardo, il suo carattere, ogni cosa di lui emanava radiazioni. Attraenti. Quasi avesse un profumo, un aroma, una fragranza nascosta. Una miscela. Impudica. Elegante. Selvaggia. Forte. Bastarda. E ogni ad ogni occasione si violentava di piacere violentando di piacere. Creando dipendenza. Dal suo sesso.

Oggi, quel giovane bastardo, è sicuro che il piacere, il vero piacere, lo trovi solo se ci metti il cuore. Mentre fai l'amore appena entrato a casa tua, dietro la porta, quasi avessi il bisogno urgente di bussare all'anima di chi ti aspetta sull'uscio, di chi ti vuole con se'. Il prima possibile. Il più possibile. 
Oggi, quel giovane bastardo, è un uomo sicuro che il piacere, il vero piacere, lo trovi solo se ci metti l'anima. Anche solo mentre accenni un ballo. Stringendola. A piedi nudi. In cucina.

Oggi, quel giovane bastardo capace di domare l'indomabile, è semplicemente un uomo di trentacinque anni. Incapace di controllare una fottuta lacrima. Di nostalgia. Non del giovane bastardo. Ma dei baci dal sapore di domani. Di quelli che riempiono i polmoni. E ti danno vita. Come fa l'aria, che si respira libera.

Abbiate cura di chi vi sta accanto senza chiedere nulla in cambio. Abbiate cura di chi vi ascolta. In silenzio. Abbiate cura di chi vi vuole con se'. Il prima possibile. Il più possibile.

Abbiate cura di lui. Prima che si convinca di non essere più come l'aria che si respira libera: essenziale.

Don't let him go.


La tua nuda anima


E dove sei tu?
Là, nella favolosa Parigi, danzi sul grandioso palco del teatro sugli Champs-Élysées.
Lo so bene eppure ancora mi pare di udire nel silenzio notturno i tuoi passi, vedere i tuoi occhi brillare come stelle nel cielo invernale. Mi dicono che il tuo ruolo, in questo luminoso e festoso spettacolo, è quello della bella persiana, tenuta prigioniera dal Khan dei tartari.
Sii bellissima e danza! Sii una stella e splendi! Ma se l’ammirazione e la gratitudine del pubblico dovessero ubriacarti, se l’aroma dei fiori che ti porgono dovesse darti le vertigini, siediti in un angolino e leggi la mia lettera, ascolta la voce del tuo cuore! [....]
Molte favole ti ho narrato in quelle lontane notti ma mai ho potuto narrarti la mia. Eppure anche quella è interessante. È la favola di un buffone affamato, che danzava e cantava nei quartieri poveri di Londra, per poi raccogliere la carità. Ho conosciuto la fame, ho sperimentato cosa volesse dire non avere un tetto sopra la testa. Più importante, ho patito la terribile pena di un buffone vagabondo con in petto un oceano di orgoglio, un orgoglio che veniva profondamente ferito dalle monetine gettatemi. Eppure sono vivo, dunque non diamoci ulteriore importanza. [...]
L’arte, prima di dare all’uomo le ali, per potersi innalzare, solitamente gli spezza le gambe. E se solo giungerà il giorno, quando ti sentirai superiore al tuo pubblico, lascia subito il palcoscenico. Prendi il primo taxi e fatti portare alla periferia di Parigi. Io la conosco bene! Lì incontrerai molte danzatrici come te, anche più belle, aggraziate ed orgogliose. Le abbaglianti luci del tuo teatro non saranno nemmeno un ricordo in quei luoghi. Il loro riflettore è la luna. [....] 
Forse, durante una delle serate di gala, sarai accecata dal luccichio di un qualche diamante. Da quel preciso istante, diventerà per te una pericolosa fune e non potrai più evitare di cadere. Non vendere il tuo cuore per l’oro e i gioielli. Sappi che il diamante più grande è il sole. Esso, per fortuna, splende per tutti. E quando giungerà per te il tempo di amare, ama quella persona con tutta te stessa.
Il tuo lavoro è difficile, lo so. Il tuo corpo è coperto solo da un drappo di seta.
Per amore dell’arte si puo’ uscire in scena anche nudi ma è necessario rientrare tra le quinte non solo vestiti ma anche più puliti. [..]

Il tuo nudo corpo deve appartenere a chi amerà la tua nuda anima. 

(Charlie Chaplin)


Samy


Sera di sabato 18 Luglio. Venezia. Festa del Redentore. 
Sorseggiava l'ennesimo drink. Lo avevano invitato ad una festa a bordo di un grosso yacht. Osservava stupito una enorme distesa di imbarcazioni che copriva interamente la Laguna con musica, feste, gente. Splendido.
Sapeva di essere osservato. Dal ponte in alto, una bellissima donna semisdraiata sui dei cuscini prendisole, lo fissava insistentemente mentre armeggiava con il suo smartphone.
Un caldo soffocante aveva obbligato tutti a rimanere in costume anche per la serata.
"Inizieranno solo tra una decina di minuti!"
"Come prego?"
"I fuochi, dico. Non inizieranno prima di una decina di minuti. Mi porti del ghiaccio per favore?"
Salì le scale e si avvicinò a lei. "Quanti?" 
"Un paio di chili addosso. Ovunque. E... un paio di cubetti nella mia vodka!" Rispose sorridendo.
Infilò due cubetti nel bicchiere e lo rabboccò con dell'altra vodka ghiacciata.
"Me ne versi un po' addosso?" 
Silenzio.
"Ci potrei provare. Ma temo che tuo... il tuo uomo non gradirebbe molto."
"Non si alzerà da quel tavolo da poker prima dell'alba. Scommettiamo?"
Era attratto da lei. Molto. Ma anche se erano quasi tutti semisconosciuti avrebbe volentieri evitato qualsiasi scena imbarazzante.
"Allora?"
"Come vuoi." rispose con tono piuttosto duro. 
Prese la bottiglia ghiacciata e, piantandole gli occhi nei suoi, iniziò a far cadere qualche goccia di vodka sulla spalla e sul petto di lei. Tra i brividi.
Le si sedette accanto, prese un cubetto di ghiaccio, lo posò sulla pelle e iniziò a farlo scivolare sotto il collo, lentamente, verso il petto. Lei chiuse per un istante gli occhi. Le parve che il sangue di lui le salisse da sotto e la riempisse fino all'addome.
D'istinto aprì le gambe e posando la mano sopra quella di lui fece scivolare il ghiaccio fino giù, sul ventre.
Le bloccò la mano. "Stai ferma. Girati pancia in giù."
Stupita dall'imperativo, ebbe un attimo di esitazione.
Posò il bicchiere e si voltò sdraiandosi ventre a terra. Lui si mise cavalcioni su di lei, poggiato appena sotto le natiche di lei. Prese la bottiglia di vodka e iniziò a versarne lungo la schiena. Si chinò verso di lei e cominciò a leccarla tutta, dall'incavo in fondo alla schiena fin su verso le spalle.
Brividi.
Ogni volta che si abbassava per leccarla ruotava il bacino facendole sentire il suo membro scorrere tra i glutei. In un attimo erano entrambe in preda ad una profonda eccitazione. Il costume di lui non riusciva più a contenere null'altro. All'ennesimo strusciamento uscì fuori da sopra. Si guardò in giro. Erano tutti a poppa ad ammirare la laguna illuminata dai fuochi.
Slegò i laccetti laterali del bikini e lo aprì verso il basso, lasciandole quello splendido fondo schiena in bella mostra. Senza neanche darle tempo di aprire le gambe, puntò il suo sesso tra le grandi labbra, strette tra le cosce, gonfie di desiderio. La trafisse senza pietà alcuna, con fare selvaggio, esattamente come lei avrebbe voluto, senza neanche aver aperto la bocca. Se non per chiedere del ghiaccio. E della vodka.
Il suo sesso, il suo ventre e tutta lei erano travolti da quella furia danzante che le carezzava prepotentemente ogni tessuto, in ogni angolo, ad ogni profondità, con ogni intensità possibile. Lui la sentiva calda e stretta. Le leccò di nuovo la schiena, facendola inarcare. Scostando il costume verso l'alto, prese tra le sue mani i seni. La infilzava impetuosamente e passava tra le sue dita quei magnifici capezzoli, turgidi, gonfi come vulcani. Li stringeva quel tanto da farla urlare nel fracasso dei fuochi che esplodevano in cielo. 
Finché esplose anche lei bagnando ovunque con un miele dal profumo selvatico scioltosi copioso tra le sue gambe. Tremanti. Sconvolte. Senza forze.
Si sfilò da quella posizione e iniziò a leccarle le cosce, ancora strette.

"Samy..!?"

"Oh cazzo... Abbiamo combinato un disastro..." Le riallacciò di fretta lo slip fradicio.
"Ma tu..tu sei..." 

Si spostò e coprendosi l'evidenza con un asciugamano prese un bicchiere con l'altra.
"È colpa mia, ho rovesciato della vodka. Addosso a Samy. Ovunque. Ho combinato un disastro...."

"Tranquillo, ne abbiamo almeno altre 10 bottiglie..." Rideva.

"Samy, salpiamo domattina presto."
"Non vengo. Me ne vado in hotel. E domattina torno a casa."
"Fa come.vuoi. E tu? Dove alloggi?"
"Sono con Gabriele, abbiamo una prenotazione in un posto sulla riviera del Brenta..."
"Splendido. Beviamoci un chupito di vodka. Alla tua! Samy, ti chiamo domani sera." Si allontanò.

Silenzio.

"Ti prego, passa la notte con me..."
"No. Voglio andarmene." - silenzio - "Mi dispiace. Non è colpa tua." - silenzio - "Io non sono così. So anche amare."

E se ne andò.

Chiederti l'anima


Ti voglio sbattere.
Selvaggiamente.

Voglio aprire il tuo fiore.
Da dietro.
Senza chiederti il permesso.

Voglio che sia la voce maleducata del mio marmo caldo a chiederti l'anima.

Voglio sbatterti e urlarti dentro.
E attendere risposta.
Ritmica. Gentile. Vellutata. 
Della tua anima.
Che si contrae
Annodandosi
Attorno alla mia.

Una cosa a tre...

Io, un gin tonic e una Marlboro.
E basta.
Su di una terrazza in fronte al mare.

Commentavo giorni fa a proposito del silenzio, con un amica.

Il più bravo a tacere è il mare. Quando la luna si specchia.

Già... E come fa a star zitto di fronte a tanta bellezza?
Come si fa?

Lui ascolta le storie dei marinai. Sente il calore del sole. Si riempie dei sogni dei pensatori incantati dinanzi a lui. Non ha bisogno d'altro.

Se non della Luna.
Che gli si specchia dentro.
Giusto il tempo di una notte.
Giusto il tempo.
Giusto.

Per innamorarsi.

Ancora.