lunedì 13 marzo 2017

Dammi la mano


Si erano dati appuntamento in un caffè di un freddo paese immerso nella nebbia.
Suonavano le 15.00 e lei entrava puntuale come un orologio svizzero. I loro occhi si incrociarono caldi e istantaneamente quello splendido sorriso le si aprì sul volto a nascondere le budella intrecciate e tese come corde di violino.
Si alzò per accoglierla e quando lei gli pose la mano per presentarsi lui la strinse dolcemente portandosela alla bocca, inaspettatamente. Sfiorandole con le labbra le disse ciò che in quell'istante, quel profumo, quell'attimo, quella sensazione gli provocarono:
'Hai qualcosa dentro che voglio prendermi. Da dentro.'
Si sedettero al tavolo nel più totale imbarazzo.
Il barista sciolse il gelo e scoppiarono a ridere come due ragazzini alle prime armi.
'Un tè caldo per me e...'
'Anche per me, grazie'
Iniziarono a parlare per ore come si conoscessero da sempre.
'Oh no.. Devo assolutamente passare dall'ufficio prima che chiuda, devo ritirare dei documenti.
'Ti accompagno, se ti va...'
'Vieni con me' e prendendogli la mano lo tirò con sé verso l'uscita.
Fecero l'intero tragitto a piedi, in silenzio. Mano nella mano.
Giunsero all'ufficio che ormai la collega stava chiudendolo.
'Scusami ho fatto tardi..."
'Ti lascio le chiavi, devo scappare, domani me le ridarai. Ciao...' e la collega se ne andò.
Entrarono insieme nell'edificio. Lui la seguì nei corridoi e mentre la osservava da dietro camminare, pensieri osceni pregni di denso desiderio gli si ammassarono in testa contro ogni volontà, contro ogni rimedio.
Non appena svoltarono l'angolo del suo ufficio, la prese per un polso e facendola voltare l'avvolse in un bacio intenso, profondo, passionale.
Nulla in quel momento poteva più fermarli.
Mentre le lingue si cercavano e si mescolavano avidamente, la sollevò di peso sostenendola per le cosce, La sedette sulla scrivania e si piegò a sfilarle le scarpette. Poi, la adagiò con la schiena sulla scrivania, e mentre si piegava verso di lei per cercare di nuovo il profumo della sua pelle, fece scorrere le sue mani lungo le cosce aperte, che già cercavano di avvinghiarlo, facendole salire tutto il vestito. Trovato l'elastico dei collant e delle mutandine, le sfilò tutto in un colpo.
Iniziò a baciarla dai piedi risalendo lentamente con la superficie delle labbra lungo tutte le gambe. Si posò dolcemente sul suo sesso con piccoli baci.
Ovunque.
Lei, con gli occhi chiusi e le cosce spalancate, cercava di carezzargli il volto e i capelli mentre lui le percorreva il suo sesso dal basso verso l'alto, premendo con la lingua lungo tutto un labbro, fino i cima a sfiorare appena il clitoride in un cerchio magico, poi le percorreva tutto l'altro. E ancora.
E la baciava. E la succhiava. E la torturava di piacere ovunque riusciva a raggiungerla con ogni membra del suo corpo. Le mani scorrevano dal ventre verso i piccoli seni. I gemiti diventavano timide urla sommesse ogniqualvolta osava   passare i capezzoli tra l'indice e pollice.  Aveva bisogno di tutta lei. Di sentirla. Pelle contro pelle. Accesa. Calda. Frizzante. Turgida.
Si sfilò ogni indumento cercando di non perdere neanche un respiro della sua pelle e poi, mentre lei cercava di avvinghiarlo con le gambe per lasciarsi invadere ogni accesso più sensibile e segreto, lui posò l'asta calda e dura come marmo tra le labbra schiuse del sesso di lei. E mentre danzava con il bacino su e giù torturandola di piacere, le prendeva tra le mani i seni e si chinava  soffermandosi a giocare con la lingua intorno ai capezzoli. Se non l'avesse trafitta all'istante sarebbe impazzita dal tormento. Prossima a non potersi trattenere oltre dall'esplodere, prese tra le mani il sesso di lui, e iniziò a premerlo contro il suo. Mentre scorreva. Su e i. Giù.  E ogni volta che risaliva la grossa cappella le schiudeva tutto, fin su, strusciando avidamente contro il clitoride impazzito.
' Ti prego scopami tutta....Non resisto più...Ti voglio! Ti prego, scopami!"
Si abbassò lentamente con la bocca verso il sesso di lei.
'Ti farò fare l'amore.' - le disse mentre due dita la penetravano a uncino e la sua lingua scorreva e colpiva ovunque . 
La sentì inarcarsi e dimenarsi sulla scrivania mentre ansimava sempre più forte. Era terribilmente eccitato nel sentirla in preda al bisogno così violento di lui. E lei così era torturata dal piacere che quelle mani esperte le stavano donando che la sua voce divenne così flebile e roca che quasi non riusciva a chiedergli più nulla.  Finché la sollevò per le natiche e la penetrò, lentissimamente, tutta. Fino a carezzarla in profondità. E rimase lì, a piantato a fondo, sostenendola per le natiche e muovendola appena in circolo, La osservava godere. E godeva.
Piena, sciolta e abbandonata totalmente a lui, riprese un unico filo di voce:
'Si, stai facendo l'amore. Puoi lasciarti donare. Non avere paura.'
'Non ho paura.' Silenzio... 'Però, dammi la mano.'

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